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Opportunità - Investimenti e cambiamento climatico

Dagli incendi boschivi al ritiro dei ghiacciai, il cambiamento climatico sembra sopraffarci. Ma dalle avversità possono nascere opportunità. Possiamo investire in delle aziende che rappresentano la soluzione: dalle energie rinnovabili alle tecnologie intelligenti.

  • 66%

    degli investitori a livello globale afferma che vuole focalizzarsi sulla decarbonizzazione sui titoli azionari globali. Si prevede inoltre che l’azionario domestico, il debito societario e i mercati privati rappresentino un punto di riferimento per la decarbonizzazione nei prossimi due anni.
  • 57%

    degli investitori vede gli asset reali come un punto di riferimento per la decarbonizzazione. Ciò ha senso, dato che l'illuminazione, il riscaldamento e il raffreddamento degli edifici in questo settore produce, direttamente o indirettamente, emissioni di carbonio.

I titoli azionari e gli asset reali saranno al centro della decarbonizzazione nei prossimi 1-2 anni

15%
Sovereign bonds
16%
High-yield debt
18%
Emerging market bonds
21%
Hedge
funds
23%
Commodities
36%
Emerging market
equities
39%
Private markets
42%
Corporate debt
51%
Domestic equities
57%
Real assets
66%
Global equities


Fonte: 2021 Robeco Global Climate Survey

“Ci saranno vincitori e vinti, il che è un bene per i gestori attivi”

Vincitori e perdenti nella transizione verso basse emissioni di carbonio

Poche cose sono più devastanti che perdere la propria azienda. Proprio come i treni hanno sostituito i cavalli, e il digitale ha rimpiazzato la pellicola, è improbabile che le aziende che non prendono sul serio il cambiamento climatico possano sopravvivere.
  • Per raggiungere l’obiettivo di emissioni zero entro il 2050 occorrerà decarbonizzare su scala globale. Ciò significa abbandonare le centrali elettriche a carbone a favore di parchi eolici, veicoli elettrificati, edifici perfettamente isolati e un’agricoltura più efficiente. 

    Quest’impresa produrrà molti vincitori, in particolare tra quelle aziende che già oggi propongono le più svariate soluzioni tecnologiche al cambiamento climatico. Esse operano in aree come le infrastrutture per le energie rinnovabili, i sistemi di cattura del carbonio e le tecniche di riciclaggio. 

  • In ultima analisi, significa passare a un’economia circolare  per ridurre i processi produttivi causa della creazione di carbonio.

    E ci saranno anche dei perdenti – ovvero quelle aziende che saranno troppo lente ad adattarsi ai modelli di business, basati su basse emissioni di carbonio, del prossimo decennio. Nel momento in cui la regolamentazione diventa più severa, e i gusti dei consumatori cambiano a favore di prodotti più rispettosi del clima, queste aziende saranno quelle che ancora vendono cavalli dopo che è stata costruita la ferrovia.

La decarbonizzazione come criterio di misurazione

  • Separating the wheat from the chaff is the job of any asset manager who is serious about performance. One way in which this is done is by measuring how well a company is doing in decarbonizing its business model, using metrics that measure emissioni di gas serra, l'energia usata per il riscaldamento e i rifiuti prodotti durante il processo di produzione.

    Per esempio, molte case automobilistiche hanno già annunciato piani per una gamma di modelli completamente elettrici entro il 2030, per evitare che le loro attività diventino obsolete quando i governi bandiranno i veicoli a benzina e diesel. Questi saranno i vincitori, mentre i produttori di auto che continueranno ad offrire motori a combustione interna tra un decennio saranno probabilmente evitati dagli investitori.

  • Le compagnie aeree sono un caso diverso. Al momento non è possibile creare aerei a batteria, poiché il peso di una batteria necessaria per generare la potenza per il decollo sarebbe tre volte il peso di un moderno aereo di linea. Invece, si sta passando da aerei a quattro motori ad aerei bimotore più efficienti dal punto di vista del carburante, e molte aziende hanno annunciato piani per abbandonare le flotte di jumbo jet a quattro motori Boeing 747.

    Il quadro è ancora diverso per le compagnie energetiche, poiché il mondo continuerà a dipendere dal petrolio e dal gas per molti anni a venire. Questo significa che i vincitori in questo settore sono sempre più visti come quelli i cui modelli di business stanno passando all'energia eolica e solare, in vista di un futuro in cui petrolio e gas si esauriranno o non saranno più commerciabili. 

L'investimento climatico è molto più del prossimo grande trend

Lucian Peppelenbos (Climate Strategist) e Carola van Lamoen (Head of Sustainable Investing) esaminano il cambiamento climatico e gli investimenti climatici da tutti i punti di vista. Ascolta il trailer o il podcast completo di 25 minuti.

Cina: tracciare la rotta verso la neutralità al carbonio

La promessa della Cina di diventare neutrale entro il 2060 ha suscitato in molti osservatori entusiasmo e perplessità. Far raggiungere la neutralità al maggior produttore mondiale di CO2 nel giro di 40 anni non è cosa da poco e avrà conseguenze di vasta portata. Ma le straordinarie sfide legate a questa transizione presentano anche numerose opportunità di investimento.

Figura 1: cresce la percentuale di CO2 prodotta dalla Cina rispetto alle emissioni mondiali

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Fonte: IEA. Emissioni di CO 2 da combustibili fossili in tonnellate metriche.
  • La velocità con cui le emissioni di CO2 sono tornate a crescere lo scorso anno, nonostante lo stallo provocato dalla pandemia da Covid-19 testimonia quanto sia difficile anche solo mettere in carreggiata le nostre economie. Quindi, sebbene gli ultimi trend in fatto di emissioni di CO2 siano poco incoraggianti, è evidente che il recente cambio di passo al vertice meriti grande attenzione.

    L’azzeramento delle emissioni richiede sforzi congiunti in tre direzioni. Innanzitutto, il prodotto interno lordo (PIL) nazionale deve smettere di puntare su settori ad alto consumo di carbonio come la produzione industriale e l’edilizia, privilegiando attività a più bassa emissione come i servizi. Infatti, è da oltre dieci anni che la Cina ha iniziato a prendere gradualmente le distanze dal comparto industriale. 

  • In secondo luogo, il paese deve cambiare mix energetico, sostituendo carbone e petrolio con fonti rinnovabili. Malgrado le ingenti somme investite nell’ultimo decennio in energia idroelettrica, eolica e solare, l’economia cinese rimane fortemente dipendente dai combustibili fossili. In particolare, la Cina ha estremo bisogno di carbone, probabilmente la fonte di energia più controversa in termini di emissioni di carbonio.

    Infine, a giocare un ruolo chiave saranno anche i crediti di carbonio. Pur adottando misure radicali, infatti, è improbabile che si giunga a una piena decarbonizzazione senza ricorrere a iniziative di compensazione. Da questo punto di vista, è probabile che le tecniche di estrazione, utilizzo e stoccaggio del carbonio (CCUS), così come la forestazione e la riforestazione, diventino strumenti indispensabili per i governi.

Implicazioni per settore

  • Circa il 90% della CO2 emessa dalla Cina proviene per metà dalla produzione di energia e calore, seguita dall’industria e dai trasporti. 2

  • È logico che queste tre aree saranno particolarmente colpite dalla transizione, in particolare la produzione di energia e calore.

Figura 2: storico delle emissioni cinesi di carbonio

figure2-chinas-historical-carbon-emissions.jpg

Fonte: IEA. Emissioni di CO 2 da combustibili fossili in tonnellate metriche.
  • Le differenze tra settori rimangono notevoli. Per esempio, se le emissioni dell’industria hanno raggiunto il picco già dieci anni fa, quelle generate dalla produzione di energia e calore e dai trasporti non sono ancora ai massimi. Emergono però segnali di una lenta inversione di rotta. Per cominciare, gli investimenti nella produzione di elettricità in impianti a carbone hanno subito un forte rallentamento negli ultimi anni.

  • Nel frattempo, anche il passaggio a trasporti più sostenibili richiederà un cambiamento drastico, nonché grandi investimenti. Per esempio, sfruttando maggiormente le infrastrutture dei trasporti pubblici, accelerando la crescita dell’uso di veicoli elettrici e migliorando ulteriormente l'efficienza dei veicoli a benzina tradizionale.

Cogliere le opportunità di investimento

  • Visti i cambiamenti che il raggiungimento della neutralità di carbonio esige in molti settori, per gli investitori è essenziale identificare i principali rischi a cui potrebbero esporsi ed identificare le opportunità più interessanti. Probabilmente, le aziende più esposte sono quelle dei produttori di combustibili fossili e in particolare i colossi petroliferi. Il loro core business è intrinsecamente incompatibile con la decarbonizzazione.

    Molti settori, tra cui quello petrolchimico, le acciaierie e i cementifici, soffriranno se non sapranno gestire al meglio la transizione. Al contrario, le società che favoriscono la transizione sono destinate a beneficiare del trend della decarbonizzazione. Se, in alcuni casi, il probabile impatto della decarbonizzazione è ben noto, in altri le conseguenze rimangono difficili da cogliere pienamente.

  • Per ora, vediamo buone opportunità in tre aree chiave. Secondo noi, ad aggiudicarsi la maggior parte degli investimenti saranno le fonti rinnovabili. Ma anche i veicoli elettrici rientreranno tra i grandi vincitori. Infine, è probabile che una significativa porzione degli investimenti si diriga verso la riqualificazione delle reti elettriche, le tecniche di stoccaggio dell'energia e l’industria dell’idrogeno.

    I recenti annunci ufficiali suggeriscono che, nei prossimi anni, il passaggio all’energia pulita subirà un’accelerazione, con la percentuale di combustibili non-fossili destinata a raggiungere il 25% entro il 2030, rispetto al precedente obiettivo del 20%.3 In virtù del graduale esaurimento del potenziale di energia idroelettrica e del rallentato incremento del nucleare, questo obiettivo implica un’impennata dell’eolico e del solare.

La Cina è in testa alla classifica dei NEV

  • Pechino ha chiarito di volersi confermare leader nei veicoli a nuova energia (NEV), grazie a un apposito piano di recente approvazione. Stando alle previsioni, i veicoli NEV dovrebbero rappresentare il 20% delle nuove automobili vendute entro il 2025, rispetto al 5,4% dello scorso anno.4  Il target per il 2025 è inferiore al 25% inizialmente previsto, il che tiene conto delle difficoltà affrontate nel 2019 e nel 2020.

    Infine, con le fonti rinnovabili nel ruolo di protagoniste della transizione verso la neutralità di carbonio, serviranno anche ulteriori tecniche di stoccaggio, sia per affrontare la questione della variabilità quotidiana e stagionale dell’energia eolica e solare, sia per decarbonizzare l'intera economia, compresi settori a maggiore produzione di carbonio come le acciaierie e i cementifici.

    Da questo punto di vista, è probabile che ci si affidi a due tecnologie complementari (batterie e idrogeno), capaci di convertire l'elettricità in energia chimica e viceversa. La Cina è già leader della produzione di batterie e dispone del 70% della capacità mondiale.5  Nonostante il vuoto d’aria creatosi nel 2020, la produzione si è ripresa rapidamente.

  • Intanto, anche gli sviluppi sul fronte dell’idrogeno sono destinati ad accelerare nei decenni a venire. La China Hydrogen Alliance, gruppo che rappresenta l’intera filiera, stima che nel 2050 l’idrogeno potrebbe soddisfare il 10% del fabbisogno energetico del paese, rispetto a neanche l’1% di oggi.6

    1Fonte: IEA. Dati basati sulle emissioni di CO2 da combustibili fossili nel 2019.
    2Fonte: IEA. Dati basati sulle emissioni di CO2 da combustibili fossili nel 2019
    3Myllyvirta, L., 15 dicembre 2020, “Analysis: China’s new 2030 targets promise more low-carbon power than meets the eye”, articolo di Carbon Brief.
    4Yu, C., 4 novembre 2020, “High-quality growth of new energy vehicle sector prioritized”, articolo di China Daily.
    5Gül, T., Fernandez Pales, A. e Paoli L., maggio 2020, “Batteries and hydrogen technology: keys for a clean energy future”, IEA.
    6China Hydrogen Alliance, 2018, “White Paper on China Hydrogen and Fuel Cell Industry”, white paper.

L'idrogeno: un elemento pieno di speranze, sfumature e ostacoli

The urgency of climate change has brought hydrogen back into the spotlight. Hopes are high, investments are growing, and technology is advancing. Here we take a closer look at the hope, the hues and the hurdles surrounding hydrogen and its potential for decarbonizing industry.
  • Grandi speranze

    Dopo inizi promettenti e un arresto durato quasi un secolo, l'idrogeno è di nuovo un astro nascente. Promette di alimentare i bisogni energetici dell'economia globale senza generare inquinamento durante il processo. 

    Insieme ai trend dell’energia rinnovabile e dell’elettrificazione, l'idrogeno pulito (verde) sarà parte di una strategia essenziale per decarbonizzare i mercati energetici e i settori industriali, riducendo il riscaldamento globale e aiutando nella lotta al cambiamento climatico. 

    Gli attuali investimenti nelle tecnologie e nelle infrastrutture per l'idrogeno sono cruciali per accelerare la transizione energetica e raggiungere gli obiettivi di zero emissioni entro il 2050. Esistono opportunità interessanti lungo l'intera catena di fornitura dell'idrogeno che ridurranno i costi di produzione, aumenteranno le scale di produzione e accelereranno la diffusione e l'adozione dell'idrogeno in tutti i settori dell'economia.

    Scarica il whitepaper “Idrogeno: tra moda del momento e speranza per il futuro”
  • Applicazioni industriale

    Anche se è ancora una nicchia, la produzione dell’idrogeno è destinata a crescere e sarà un cambiamento importante, soprattutto per abbassare l'impronta di carbonio di molte industrie a forti emissioni (ad esempio, acciaio, vetro, fertilizzanti e semiconduttori) dove l'elettrificazione non è fattibile. Inoltre, la sua capacità di vettore energetico significa che può immagazzinare e consegnare l’energia rinnovabile in eccesso sia per un uso successivo nella rete elettrica o per la consegna ai settori ad alto consumo. Può essere usato per il riscaldamento degli edifici (a sostituzione del gas naturale) o come componente di costruzione (per sostituire i combustibili fossili come materia prima nella produzione industriale di prodotti chimici e biocarburanti).

    Nel settore dei trasporti, le tecnologie di alimentazione a idrogeno sono viste come un mezzo efficace per la decarbonizzazione delle flotte di trasporto a lungo raggio, compresi gli autocarri pesanti, i treni, il trasporto in container e anche alcuni tipi di velivoli. 

Applicazioni dell'idrogeno nei settori dell'economia

Hydrogen applications across the economy

Fonte: Fuel Cell and Hydrogen Energy Association (FCHEA), Tabella di marcia verso un'economia dell’idrogeno negli Stati Uniti (ottobre 2020)
  • Accelerazione degli investimenti

    La versatilità dell'idrogeno spiega l'entusiasmo febbrile del settore pubblico e privato. In tutto il mondo, le grandi economie industrializzate come il Giappone, la Corea, la Cina, l'UE e l'Australia hanno delineato strategie di idrogeno come parte dei loro programmi di decarbonizzazione. Nel frattempo, desiderosi di cogliere i vantaggi dell'avanguardia, progetti di produzione su larga scala sono stati annunciati anche in regioni meno industrializzate come il Cile e il Medio Oriente. 

    Insieme al settore pubblico, anche le industrie pesanti sono entrate in campo, lanciando più di 200 progetti pilota che abbracciano l'intera catena di approvvigionamento dell'idrogeno. In totale, gli investimenti privati annunciati ammontano a 300 miliardi di dollari entro il 2030 e questa cifra esclude il finanziamento pubblico e gli incentivi per catalizzare ulteriormente lo sviluppo.1 L'UE è destinata a spendere circa 560 miliardi di dollari per la transizione delle sue economie all'energia a idrogeno fino al 2050, come parte dei suoi piani di ripresa e del Green Deal.

    Anche le aziende energetiche tradizionali si stanno unendo alla mischia. Big oil sta coprendo le scommesse sul picco del petrolio in parte finanziando progetti nell’idrogeno. L'Arabia Saudita ha recentemente annunciato l'intenzione di costruire un impianto di idrogeno da 5 miliardi di dollari alimentato da fonti solari ed eoliche, presenti in abbondanza nei suoi deserti.2 Anche altri produttori di benzina come Royal Dutch Shell, Equinor e PetroChina stanno spostando le strategie e gli investimenti futuri sul presupposto che un'economia basata sull'idrogeno sarà presto fattibile.3  Ciò non è una sorpresa, dato che il mercato indirizzabile a livello globale potrebbe raggiungere migliaia di miliardi entro il 2050.4 

  • Sfumature dell’idrogeno

    L'idrogeno è l'elemento più abbondante nell'universo, e quindi la disponibilità è praticamente infinita. È una molecola presente nell'acqua e nei combustibili fossili.  Anche se l'idrogeno abbonda in natura, ciò non lo rende facilmente disponibile.

    Nell'ambiente, di solito è combinato con un altro composto da cui deve essere estratto.  Se estratto da un combustibile fossile, si chiama idrogeno grigio.  Il processo è economico ed efficiente (in parte a causa dei prezzi storicamente bassi del gas naturale) ma emette anche CO2 come sottoprodotto. L'idrogeno grigio è di gran lunga la forma più comune di idrogeno attualmente prodotto. 

    L'idrogeno blu è prodotto nello stesso modo delle varietà grigie. Tuttavia, le emissioni di CO2 sono catturate. Di conseguenza, le emissioni complessive sono ridotte.

    L'idrogeno verde, al contrario, non è prodotto dai combustibili fossili e non produce emissioni. Al contrario, questo tipo di idrogeno viene estratto dall'acqua (H2O) all'interno di un elettrolizzatore che utilizza una corrente elettrica per dividere l'idrogeno (H2) dalle molecole di ossigeno (O). Se la corrente proviene da fonti rinnovabili come l’eolico o il solare, allora l'idrogeno viene creato senza alcuna emissione di carbonio. 

Importanti sfumature di idrogeno

Didascalia del grafico: L'idrogeno (H2) può essere estratto dall'acqua (H2O) tramite elettrolisi per produrre idrogeno verde senza emissioni di carbonio. La forma attualmente più dominante nell'industria è l’idrogeno grigio, ricavato dall'estrazione da gas naturali come il metano (CH4).

Important hues of hydrogen

Fonte: Rapporto Risorse per il futuro, dicembre 2020

  • Ostacoli

    L'idrogeno verde è un buon concetto, ma la sua produzione è costosa. I volumi di produzione sono quindi rimasti bassi, meno del 4% di tutto l'idrogeno prodotto è verde. Sono necessari più energia rinnovabile e più elettrolizzatori per aumentare l'offerta di idrogeno verde e abbassare il suo prezzo. Stime conservatrici suggeriscono che ci vorranno da cinque a dieci anni affinché l'idrogeno verde raggiunga la parità di costo con il grigio. In alcune regioni dove le energie rinnovabili sono a buon mercato, la parità potrebbe essere raggiunta in soli due o tre anni.

    Negli ultimi decenni, i veicoli a combustibile a idrogeno sono stati ampiamente pubblicizzati come un'alternativa più pulita ai combustibili fossili nel trasporto passeggeri e merci. I governi giapponese e coreano e in particolare i produttori di automobili hanno investito molto nella ricerca e nelle infrastrutture per l’idrogeno. Ma affinché la combustibile a idrogeno sia veramente una modalità di trasporto a emissioni zero, l'idrogeno verde deve sostituire il grigio nella rete e nei serbatoi. Altrimenti, le emissioni nella vita dei veicoli a combustibile a idrogeno non sono molto minori (e a volte sono addirittura maggiori) delle auto a benzina. 

    L'idrogeno pone anche altre sfide. È complicato da immagazzinare, trasportare e distribuire sia come gas che come liquido. Gli attuali gasdotti potrebbero essere utilizzati, ma richiedono pesanti modifiche per accogliere le proprietà uniche dell'idrogeno. L’idrogeno liquido è un’altra possibilità, ma anche questa è ad alta intensità energetica, inefficiente e costosa. 

  • Futuri certi e tempistiche incerte

    Le sfide tecniche, gli alti costi di produzione e le incertezze economiche attualmente ostacolano la fornitura e la diffusione dell'idrogeno verde. Dati questi aspetti, ci sono ancora notevoli variazioni nelle tempistiche per la diffusione dell'idrogeno. Per alcune applicazioni, laddove l'infrastruttura esiste già parzialmente, l'adozione può richiedere solo pochi anni. Per altre, potrebbe volerci più di un decennio. 

    Le stime attuali sono basate su ipotesi fisse. Ma come è comune a molte tecnologie, nuove scoperte possono alterare drammaticamente le variabili e le traiettorie di sviluppo. Inoltre, nella storie dell'idrogeno, la volontà politica e il momentum d’investimento hanno giocato un ruolo più importante delle scoperte tecnologiche. Con l’aumento delle pressioni normative, assistiamo ad un aumento degli incentivi di mercato e un’espansione delle economie di scala, e di conseguenza a un’accelerazione dello sviluppo e delle tempistiche.  

    L'idrogeno alla fine rivelerà un'altra caratteristica comune a molte tecnologie: le sfide vengono superate e i tempi di sviluppo ridotti quando l'innovazione e l'ingegno incontrano i giusti incentivi

    1 ”Spunti sull’idrogeno: una prospettiva sugli investimenti nell’idrogeno, lo sviluppo del mercato e la competitività dei costi.” (Febbraio 2021). Hydrogen Council e McKinsey & Company.
    2 Ratcliffe. V. “L'audace piano dell'Arabia Saudita per dominare il mercato dell'idrogeno da 700 miliardi di dollari.“ Bloomberg News. (7 marzo 2021).
    3Fickling, D. “Big oil cerca la redenzione nella rivoluzione dell'idrogeno“ Bloomberg News. (4 dicembre 2020).
    4Goldman Sachs Equity Research Report. (Settembre 2020). “Idrogeno verde: La prossima trasformazione dell'industria delle utility.”

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Pionieri: dai certificati verdi ai bond sul clima

In tempi di grandi cambiamenti, è necessario poter contare su persone che non solo hanno una passione per la sostenibilità, ma anche una lunga esperienza in fatto di implementazione.

In qualità di pioniere dell’investimento sostenibile, Robeco è all'avanguardia nel fornire soluzioni per la sostenibilità dalla metà degli anni '90, quando il movimento ambientale ha iniziato a guadagnare consensi. La nostra dedizione alla creazione di prodotti di investimento in grado di apportare un vero cambiamento continua fino ad oggi.

Qui facciamo un viaggio a ritroso nel tempo per ricordare i molti primati di Robeco:

  • Nel 1994, Robeco ha lanciato il primo prodotto di investimento sostenibile al mondo, i ‘Groencertificaten’ (certificati verdi), per gli investitori al dettaglio olandesi. 
  • Cinque anni dopo, nel 1999, abbiamo lanciato la prima strategia azionaria sostenibile dedicata all’Europa, i ‘DuurzaamAandelen’ (azioni sostenibili). 
  • L'adozione dell’engagement (“coinvolgimento”) risale al 2005, con la creazione di un team di Active Ownership dedicato al voto nelle assemblee degli azionisti e a colloqui con le aziende mirati a migliorarne le credenziali ESG. 
  • Nel 2010, abbiamo iniziato a prendere regolarmente in considerazione i fattori ESG nel processo decisionale in materia di investimenti; oggi siamo l'unico gestore “mainstream” al mondo a utilizzare i principi di sostenibilità in tutta la gamma di strategie fondamentali e quant per azionario e il reddito fisso.
  • Ulteriori innovazioni sono arrivate nel 2010, con il lancio di strategie di “impact investing” mirate, tra le altre cose, alle energie rinnovabili e agli obiettivi di sviluppo sostenibile, tra cui l'OSS n. 13 sulla lotta contro il cambiamento climatico. 
  • Nel 2020, Robeco ha lanciato le prime strategie a reddito fisso per il cambiamento climatico, investendo in aziende che contribuiscono direttamente alla lotta contro il riscaldamento globale. La nostra strategia Climate Global Credits investe in obbligazioni societarie, mentre la strategia Climate Global Bond investe sia in titoli corporate che di Stato. 

Tutti questi sviluppi sono stati sostenuti da politiche solide, ispirate dall'impegno a contribuire alla lotta al cambiamento climatico. In scia al lancio delle strategie climatiche, Robeco si è impegnata ad azzerare le emissioni nette di gas serra nelle totalità delle sue masse in gestione entro il 2050. 

Per quanto riguarda il futuro, continueremo a innovare, in particolare nei settori del cambiamento climatico, dei “green bond” e degli OSS. 

Proprio a causa di questi problemi di stoccaggio e di trasporto, la produzione della maggior parte dell'idrogeno grigio utilizzato dalle utility e dalle industrie avviene utilizzando gli esistenti gasdotti di gas naturale per la fornitura di gas presso impianti stazionari in loco. Fonte del grafico, Inside EVs, https://insideevs.com/news/326333/hydrogen-versus-electric-cars-video
Obbligazionario a favore del clima
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Investire in obbligazioni puntando a mantenere il riscaldamento globale sotto i 2°C.

Per saperne di più

Serie video: scopri i nostri esperti di investimento climatico

Come la regolamentazione promuove l'investimento sostenibile

Gli investimenti sono sempre stati soggetti a normative, al fine di proteggere gli investitori finali e mantenere standard elevati in un settore che muove migliaia di miliardi di dollari. La novità è rappresentata da un impegno molto più grande a favore degli investimenti sostenibili, sulla scia di una regolamentazione più ampia in via di adozione a livello di Unione Europea.
  • Tre obiettivi principali

    Lo SFAP ha tre obiettivi principali. Il primo è reindirizzare i flussi di capitale verso investimenti sostenibili, allontanandoli dai settori che contribuiscono al riscaldamento globale, quali i combustibili fossili. Il secondo è integrare la sostenibilità nella gestione del rischio. Infine, cerca di promuovere la trasparenza e l’orizzonte a lungo termine nelle attività finanziarie ed economiche.

    L'SFDR mira a rendere il profilo di sostenibilità dei fondi più comparabile, e meglio comprensibile dagli investitori finali, adottando metriche predefinite per le caratteristiche ambientali, sociali e di governance (ESG) utilizzate nel processo di investimento. Come suggerisce il nome, maggiore enfasi verrà posta sull’informativa, comprese le nuove regole che devono individuare qualsiasi impatto dannoso prodotto dalle società partecipate. 

    Robeco ha dedicato un team di progetto, composto da oltre 40 persone, all’integrazione di tutti gli aspetti dello SFAP, che entrerà in vigore in varie fasi. Abbiamo rispettato la prima importante scadenza del 10 marzo 2021 per la categorizzazione dei fondi e le informazioni richieste nei prospetti dei fondi e sui siti web.

  • Accordi di riferimento

    Lo SFAP è stato proposto per la prima volta dalla Commissione europea nel marzo 2018, in risposta alla storica firma dell'Accordo di Parigi nel dicembre 2015 e all'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile all'inizio del 2015, che ha creato gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS). È inoltre allineato con il Green Deal europeo, che mira a portare l'UE a emissioni zero entro il 2050.

    Il campo di applicazione del regolamento è ampio, riguardando tra gli altri gestori patrimoniali, fondi pensione, banche e assicurazioni dell'UE. Un elemento molto visibile e di forte impatto nel nuovo regolamento è la classificazione dei fondi e dei mandati in tre categorie, come descritto negli articoli 6, 8 e 9 dell’SFDR. 

Livelli di sostenibilità dei fondi

  • I fondi di cui all’articolo 6 sono quelli che non integrano alcun tipo di sostenibilità nel processo di investimento.
  • L'articolo 8 si applica “Se un prodotto finanziario promuove, tra le altre caratteristiche, caratteristiche ambientali o sociali, o una combinazione di tali caratteristiche, a condizione che le imprese in cui gli investimenti sono effettuati rispettino prassi di buona governance”. 
  • L'articolo 9 copre i prodotti destinati agli investimenti sostenibili su misura e si applica “...se un prodotto finanziario ha come obiettivo investimenti sostenibili ed è stato designato un indice come indice di riferimento”. 

Circa il 95% dei fondi Robeco si classifica secondo gli Articoli 8 (83%) o 9 (12%) e solo il 5% si classifica secondo l’Articolo 6. L’Articolo 8 ricopre le gamme di strategie Sustainability Inside e Sustainability Focused. L’Articolo 9 copre tutti i fondi Impact Investing con etichetta RobecoSAM. Pochi fondi, come quelli che usano derivati o conti di cassa, non hanno integrazione ESG.

Source: Robeco, March 2021

  • Priorità agli impatti negativi

    L’SFDR richiederà agli asset manager di effettuare anche “dichiarazioni di impatto avverso”, in cui viene descritto come, nel prendere le proprie decisioni di investimento, essi tengono conto dei principali impatti delle società partecipate. Essi dovranno inoltre descrivere le azioni che hanno intenzione di intraprendere per mitigare questi impatti. 

    Tutto ciò sarà monitorato utilizzando un sistema di 64 indicatori di impatto negativo, di cui 18 da segnalare obbligatoriamente e 46 su base volontaria. Sebbene requisiti dettagliati siano diventati disponibili solo di recente, Robeco si è impegnata ad assicurarsi di essere pronta, ad esempio creando prototipi di strumenti per l'impatto negativo per valutare l'impatto del regolamento. 

  • Tassonomia dell'UE

    Un altro elemento di impatto dello SFAP è la proposta di Regolamentazione della tassonomia UE, che mira a creare una comprensione armonizzata di ciò che costituisce in effetti “attività verdi”. L'UE ha definito i criteri minimi che le attività economiche dovrebbero rispettare per essere considerate sostenibili dal punto di vista ambientale. 

    In breve, tali attività dovrebbero contribuire in modo sostanziale a uno o più dei seguenti sei obiettivi ambientali: mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, protezione delle risorse marine e idriche, transizione verso un'economia circolare, prevenzione dell'inquinamento e protezione o ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. 

“A breve si affermeranno molte soluzioni innovative”

Gilbert Van Hassel - CEO

Utility europee: la lotta al cambiamento climatico come opportunità d’investimento

Queste aziende sono nella posizione privilegiata per poter affrontare il cambiamento climatico e continuare a guidare la transizione energetica globale. Siamo positivi sulla qualità del credito del settore, ha riferito Ihor Okhrimenko, Senior Credit Analyst.
  • Il settore delle utility si trova in prima linea in questa sfida globale. Fornire energia affidabile a prezzi accessibili e con basse emissioni di carbonio ad una popolazione in crescita e affrontare il cambiamento climatico decarbonizzando la flotta di generatori. Il settore è anche il primo a capitalizzare l'evoluzione delle tecnologie rinnovabili che negli ultimi anni hanno permesso un rapido declino del costo livellato dell'energia per il solare e l'eolico. Flussi abbondanti di capitale finanziario, politiche progressiste e l'avanzamento tecnologico hanno reso possibile il progresso ambientale nel 2019, soprattutto in Europa.  Ma c'è ancora molta strada da fare a livello mondiale per combattere il cambiamento climatico.

    Il Green Deal europeo e il Piano degli obiettivi climatici 2030 hanno rappresentato una svolta nelle ambizioni climatiche dell'UE nel 2019 e 2020. Il processo è stato ulteriormente accelerato dalla pandemia da COVID-19, con la decarbonizzazione al centro degli sforzi per sostenere la ripresa economica. Entro l'estate 2021, la Commissione europea rivedrà tutta la legislazione UE in materia di clima ed energia per allinearla al nuovo piano.

  • Il settore delle utility europeo è al secondo posto per intensità di emissioni (misurate come emissioni per capitale) e contribuisce il 32% delle emissioni industriali Scope 1. Ciò secondo un analisi di Robeco condotta su 424 aziende europee in undici settori. Il settore utility emette 1 kg di gas serra per ogni 1 EUR di profitto, e per ogni 1,6 EUR di valore d'impresa. Le utility europee possono aiutare a ridurre le emissioni, far crescere i ricavi e la redditività e migliorare le valutazioni per il prossimo decennio, il tutto continuando a sostenere la transizione energetica globale e senza perdere contro Big Oil?

    Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, grazie alle politiche adottate a metà del 2020, entro il 2030 i 27 stati UE diminuiranno le emissioni del 30% rispetto ai livelli del 1990, e ridurranno la loro quota globale di oltre la metà, arrivando al 5,7%. Gli obiettivi di decarbonizzazione appena annunciati dall’UE sono ambiziosi. Puntano a una riduzione del 55% entro il 2030 e al raggiungimento dello zero netto entro il 2050. Si tratta di un aumento consistente rispetto al precedente target di riduzione di “almeno il 40%” per lo stesso periodo.

  • La strada ripida verso la decarbonizzazione

    Per riuscire nel suo intento, l’UE userà risorse e strumenti diversi, puntando su maggiori quantità di energia rinnovabile, promuovendo l'efficienza energetica e sostenendo e ampliando la tassazione delle emissioni. Questa nuova proposta è in linea con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli pre-industriali. Il segmento energetico, rappresentato maggiormente dalle utility, affronta di gran lunga il percorso più ripido verso la decarbonizzazione.

    Il 2020 è andato relativamente bene per il settore delle utility europeo, il quale ha recuperato parte della domanda di energia elettrica persa dopo i forti cali della primavera. All’inizio del 2021, i bilanci del settore sono sani, la liquidità è sufficiente, i rating sono stabili e i guadagni sono in ripresa. Questo è particolarmente vero per le aziende con quote elevate di rinnovabili e reti, e forti prospettive di investimento tra il 2021 e il 2023.

  • Percorsi di decarbonizzazione per i diversi settori

    Le utility del settore energetico affrontano il percorso di decarbonizzazione più ripido tra il 2020 e il 2030 (1990=100)

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    Fonte: “Un traguardo climatico 2030 più ambizioso per l'Europa”, Commissione Europea, set. 2020; annotazioni di Robeco.

Cosa cercare nei crediti delle utility

  • Crediamo nelle aziende che migliorano la qualità dei propri asset e riducono la propria struttura di costi, puntando al tempo stesso ad un’efficace diversificazione. Questo implica non solo l'abbandono delle attività di produzione di energia fossile e nucleare a favore di fonti rinnovabili, come l’eolico e il solare, ma anche l'investimento nelle reti, le strategie di efficienza energetica nelle attività di fornitura, la divulgazione delle emissioni Scope 1, 2 e 3 con obiettivi concreti di riduzione delle emissioni, e la diversificazione geografica verso i mercati emergenti.

    Siamo positivi sulla qualità del credito del settore. Le principali aziende di utility hanno aggiornato i loro programmi di spese in conto capitale per dare priorità alle energie rinnovabili e alle reti, con proiezioni di rapporto debito netto/EBITDA considerate gestibili.

  • Per quanto riguarda i contributi agli SDG specifici, ci concentriamo sugli emittenti utility le cui attività riflettono un contributo positivo all’SDG 7 (energia accessibile e pulita) e all'SDG 13 (azioni per il clima) attraverso lo screening di alcuni KPI positivi e negativi. Questi includono la generazione rinnovabile/nucleare nel mix energetico, le vendite ai mercati emergenti, i piani di espansione del nucleare/carbone e l'intensità di carbonio delle operazioni. Crediamo che le aziende con queste caratteristiche positive avranno una performance finanziaria più affidabile e stabile nel lungo termine.

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