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Trovare le nicchie di crescita che prosperano all’ombra delle “big tech”

Trovare le nicchie di crescita che prosperano all’ombra delle “big tech”

03-12-2021 | Visione
È comune pensare che le “big tech” facciano la parte del leone, per cui prosperare all’ombra dei colossi tecnologici diventa estremamente difficile. Eppure, molti operatori di nicchia sembrano mettere in discussione questa idea. Pertanto, anche se il numero dei beneficiari a lungo termine dell’ampio trend della digitalizzazione rimarrà probabilmente contenuto, riteniamo che gli investitori dovrebbero sforzarsi di considerare il contesto in generale.
  • Jack  Neele
    Jack
    Neele
    Portfolio Manager
  • Richard  Speetjens
    Richard
    Speetjens
    Portfolio Manager

In breve

  • Le grandi imprese tecnologiche hanno una posizione dominante, ma anche loro sono esposte agli effetti dirompenti dell’innovazione
  • Non tutta l’innovazione si sviluppa all’interno dei colossi tecnologici
  • Suggeriamo di guardare oltre le “big tech” per identificare i prossimi beneficiari del trend della digitalizzazione

Il successo a lungo termine nel settore legato ad Internet è spesso attribuito essenzialmente alle economie di scala e di scopo. Ciò è coerente con il fatto che, negli ultimi due decenni, solo poche imprese tecnologiche sono riuscite a espandere notevolmente le proprie operazioni, diventando i “colossi tecnologici” che conosciamo oggi.

Queste “big tech” sono tipicamente caratterizzate da una crescente gamma di prodotti e servizi, distribuiti a livello globale e indirizzati verso un bacino sempre più ampio di potenziali consumatori. Le aziende che hanno adottato il modello di business del marketplace o della piattaforma, in particolare, sono riuscite a espandere in modo estremamente rapido la loro presenza al di là del segmento di mercato e dell’area geografica di partenza.

Uber e Airbnb sono due classici esempi per questa tipologia di piattaforme, che si sono trasformate in importanti apripista globali.1 Queste imprese hanno dapprima sovvertito il loro mercato nazionale tradizionale per poi replicare il loro modello in tutte le giurisdizioni. In tal modo, i loro marchi sono diventati sinonimo di attività quotidiane, come chiedere un passaggio o trovare un alloggio.

Il successo dei colossi di Internet è talmente spettacolare, che queste società sono spesso percepite come macchine inarrestabili. Di conseguenza, le autorità di regolamentazione di tutto il mondo hanno puntato i riflettori nel tentativo di contrastare la loro posizione dominante in molti settori. IlLa stretta normativa della Cina su varie imprese emblematiche è un valido esempio di questa tendenza.2

“Nonostante l’apparente supremazia di pochi giganti di Internet in ampie porzioni della sfera digitale, in realtà la concorrenza rimane intensa”

Nonostante l’apparente supremazia di pochi giganti di Internet in ampie porzioni della sfera digitale, in realtà la concorrenza rimane intensa. Le aziende dirompenti subiscono a loro volta la “disruption” generata dai nuovi player. Un esempio di questa costante battaglia per la conquista di quote di mercato è l’ormai famoso “frazionamento di Craigslist”, un business ideato più di dieci anni fa da un analista di Spark Capital, una società di venture capital statunitense.3

I nuovi partecipanti nel mercato sono in grado di sottrarre quote ai leader offrendo prodotti e servizi che sono di gran lunga più adatti a rispondere alle specifiche esigenze di almeno una parte della clientela di questi operatori storici, ad esempio attraverso modalità di consegna più veloci e comode o una migliore assistenza al cliente. Ciò mette in discussione l’idea diffusa che la maggior parte dell’innovazione avviene all’interno delle grandi imprese tecnologiche.

Colossi dell’e-commerce con i piedi d’argilla

L’e-commerce, ad esempio, è probabilmente uno dei settori in cui la rivoluzione digitale ha innescato il cambiamento più profondo. Negli ultimi vent’anni lo shopping online ha registrato un’impennata straordinaria in tutto il mondo, con il conseguente rimescolamento delle carte tra i rivenditori. Questo fenomeno ha ricevuto ulteriore impulso dalle misure di distanziamento sociale adottate sulla scia della pandemia di Covid-19.

In questo contesto, i beneficiari più evidenti della “grande accelerazione” dell’e-commerce sono stati i colossi del commercio al dettaglio online. Eppure questi grandi rivenditori online non sono affatto gli unici a trarre vantaggio dallo spostamento generalizzato verso l’e-commerce osservato negli ultimi anni. In effetti, anche molti operatori di nicchia più piccoli hanno prosperato nell’ombra.

Alcuni di questi sfidanti sono rivenditori locali che adottano solitamente strategie digitali migliori. Analogamente, migliaia di piccoli commercianti locali hanno avuto accesso a strumenti digitali all’avanguardia tramite software e servizi. Ma ci sono molti altri esempi di aziende che offrono soluzioni innovative per l’e-commerce, che vanno dalla gestione delle strutture logistiche alla fornitura di programmi di fidelizzazione.

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Gli strumenti per il lavoro da remoto prosperano nell’era post-Covid

Gli strumenti di collaborazione rappresentano un’altra area in cui le misure di lockdown legate al Covid-19 hanno innescato una grande accelerazione dal lato della domanda. A fronte dei confinamenti e della diffusione del lavoro in remoto, i prodotti che favoriscono un’agevole comunicazione sono diventati una necessità vitale sia per gli individui che per le aziende. La domanda degli strumenti di collaborazione online offerti dai giganti di Internet ha registrato un’impennata.4

Ma questi colossi non sono stati gli unici a beneficiare dall’elevata domanda; anche molti imprese più piccole hanno visto fiorire il proprio business. Zoom Video Communications, ad esempio, è passata in brevissimo tempo dall’essere un fornitore semisconosciuto di soluzioni software per le aziende al conquistarsi una posizione di rilievo sulla scena mondiale.5

Figura 1: minuti annualizzati trascorsi su Zoom (in miliardi)

Fonte: dati della società, Robeco; l’anno fiscale termina il 31 gennaio, i dati riportati si riferiscono all’ultimo mese di ciascun trimestre e sono annualizzati.

Con la progressiva riapertura delle economie, il futuro del lavoro rimane incerto. In molte aziende, tuttavia, sembra formarsi un consenso intorno alla possibilità di adottare strutture più flessibili e ibride.6 L’esigenza di mantenere tutti connessi, sia in ufficio che in remoto, accentuerà probabilmente la dipendenza dagli strumenti di collaborazione digitale, come pure da altri servizi correlati.

Servizi finanziari: big tech vs. fintech

Nell’ultimo decennio, le grandi imprese tecnologiche hanno rivolto il proprio interesse verso il settore dei servizi finanziari, avventurandosi in aree come i pagamenti, le assicurazioni e il credito. Queste incursioni nei servizi finanziari hanno avuto diversi gradi di successo. Tuttavia, i loro progressi e il consenso ricevuto sono diventati abbastanza importanti da mettere in allarme le autorità di regolamentazione finanziaria.

Eppure, nonostante gli sforzi impressionanti, il progresso delle big tech è ancora lontano dall’essere travolgente. Le istituzioni finanziarie esistenti hanno dato prova di straordinaria tenuta, mentre innumerevoli innovatori fintech hanno continuato a emergere e a prosperare. Questo dinamismo è illustrato dalla rapida crescita evidenziata da imprese operanti in aree come i pagamenti mobile, il prestito digitale o la gestione patrimoniale.

Il fenomeno è evidenziato anche dai flussi record di investimenti di venture capital confluiti nel settore fintech dall’inizio dell’anno: nel secondo trimestre 2021 i finanziamenti facevano registrare un aumento del 192% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, attestandosi a 31 miliardi di dollari.7 Il segmento dei pagamenti, in particolare, ha catalizzato l’attenzione degli investitori, raccogliendo un volume significativo di fondi.

I campioni locali nei mercati emergenti

Negli ultimi anni, il settore legato ad Internet ha subito grandi cambiamenti in termini di utilizzo, velocità di sviluppo, luoghi dove nascono le nuove tecnologie e persone che le creano. Questa tendenza è particolarmente evidente se consideriamo la composizione globale degli utenti di Internet: il centro di gravità del web si sta spostando gradualmente dai paesi sviluppati verso quelli emergenti.

Questo fenomeno ha portato alla nascita di ecosistemi tecnologici locali in molte economie emergenti. L’esempio più evidente è quello della Cina, con il settore Internet ben sviluppato, sebbene rimanga tutt’altro che un caso isolato. Maturando nel tempo, questi ecosistemi locali hanno condotto alla creazione di nuovi prodotti e servizi, favorendo l’emergere di campioni regionali e locali nell’adozione di Internet.

Figura 2: Origine geografica delle imprese tecnologiche fondate nei mercati emergenti, 2014-2020 (%)

Fonti: analisi BCG; BCG Center for Growth and Innovation Analytics, novembre 2020. Nota: CapIQ ha estratto dati su più di 10.000 aziende fondate dal 2014. Focus tecnologico definito sulla base della classificazione settoriale di CapIQ.

Queste società stanno sfidando i colossi tecnologici globali offrendo prodotti e servizi calibrati in base alle specifiche esigenze delle popolazioni locali, come pure al contesto normativo. In uno studio del 20208, il Boston Consulting Group ha scoperto che questi sfidanti, benché ancora relativamente piccoli, registravano una crescita dei ricavi sei volte più rapida in media di quella delle società tecnologiche incluse nell’S&P 500 Index.

1 Si veda ad esempio: Wu, K., dicembre 2020, “The platform economy”, Sparkline Capital.
2 Fonte: Lockett, H., 27 ottobre 2021, “China tech stocks rebound on hopes peak regulatory risk has passed”, Financial Times.
3 Fonte: Parker, A., 21 gennaio 2010, “The Spawn of craigslist”, blog post.
4 Si veda ad esempio: ResearchAndMarkets.com, 12 marzo 2021, “Team Collaboration Tools Market - Growth, Trends, COVID-19 Impact, and Forecasts (2021 - 2026)”.
5 Si veda ad esempio: Braithwaite, T., 18 giugno 2021, “Tech’s pandemic winners offer clues to the future of work”, Financial Times.
6 Si veda ad esempio: De Smet, A., Dowling, B., Mysore, M. e Reich, A., 9 luglio 2021, “It’s time for leaders to get real about hybrid”, McKinsey.
7 Fonte: CB Insights, 22 luglio 2021, “State Of Fintech Q2’21 Report: Investment & Sector Trends To Watch”.
8 Fonte: Chan, T., Dantas, O., Ivers, L., Kotov, I., Kurbay, A., Lang, N., Meyer, M., Rival, O., Verma, S. e Kim, Y., novembre 2020, “2020 BCG Tech Challengers”.

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