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Opporsi all’economia del prendere-fare-gettare

Opporsi all’economia del prendere-fare-gettare

21-04-2020 | Intervista
Robert-Jan van Ogtrop parla di economia circolare. Keizersgracht, nel cuore di Amsterdam. Bastione di antiche fortune che, quattrocento anni dopo, ancora custodisce la ricca storia della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, come testimoniano le facciate dei suoi palazzi centenari. La cintura dei canali è un susseguirsi di fiammanti auto di lusso, parcheggiate in bella mostra lungo strade troppo strette e simbolo dell’economia lineare. È proprio qui che incontriamo Robert-Jan van Ogtrop, convinto sostenitore dell’economia circolare.
  • Peter van Kleef
    Peter
    van Kleef
    Chief Editor

In breve tempo, l’economia circolare è diventata di gran moda, con tutte le sue sfaccettature e i suoi vari sinonimi, (economia rigenerativa, economia della ciambella ed economia blu). Ma attenzione: non tutto quello che rientra nella definizione di economia circolare è degno di questo nome. Il greenwashing, infatti, si sta insinuando anche qui, spiega l’esperto. Secondo Van Ogtrop, l’economia circolare è completamente sostenibile e legata al funzionamento del nostro pianeta. “Viviamo in un pianeta circolare per definizione, persino nella forma, come dimostrano il continuo alternarsi del giorno e della notte, delle quattro stagioni ecc. Prima della nostra comparsa sulla Terra, lo spreco (inteso come rifiuti) non esisteva. Non ci sono sprechi in natura, perché niente viene scartato. La natura funziona in modo così efficiente da riutilizzare tutto ciò di cui si serve.”

Van Ogtrop ci tiene a sottolinearlo e non è un caso. Quando dice serafico che “lo spreco non esiste”, tocca il cuore della questione e va alla base del concetto di economia circolare. In un’epoca come la nostra, in cui il consumismo regna sovrano e il capitalismo soffre sotto il peso dei suoi eccessi (ovvero cambiamenti climatici, inquinamento metropolitano, cumuli di rifiuti e brodo di plastica), il suo messaggio è che lo spreco non esiste. Non che non ci siano rifiuti, ma piuttosto che non dovremmo concepirli come sprechi.

I limiti del pianeta

L'economia lineare è nata con la Rivoluzione Industriale, sostiene Van Ogtrop. “E dobbiamo ammettere che da allora sono successe cose straordinarie. Ma se si crea un’economia lineare in un mondo che funziona in modo circolare, prima o poi si rischia di superare il limite. Tutti noi abbiamo contribuito a creare l’economia del prendere-fare-gettare, continuando a estrarre materie prime dal sottosuolo, inserendole in un modello di crescita lineare e comportandoci come se fossero una risorsa inesauribile il che, naturalmente, non è vero. Se non cambiamo atteggiamento, nei prossimi decenni esauriremo molte risorse essenziali. Inoltre, anche a causa della crescita della popolazione mondiale, l’economia lineare genera un’immensa montagna di rifiuti che rischia letteralmente di soffocarci. Stiamo portando il pianeta oltre ogni limite.”

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Riciclare è l’ultima speranza

Conversare con Van Ogtrop significa soprattutto ascoltare attentamente, perché ogni sua risposta è una breve conferenza. Ma non pensate che sia un moralizzatore o un attivista ambientale. L’ex-CEO di Bols e Remy Cointreau (e poi partner di CVC) non è un oppositore del capitalismo. Però fa notare che, nonostante il problema sia comune, quasi tutti nascondono la testa sotto la sabbia e solo in pochi cercano di smuovere la situazione con scenari catastrofici. Eppure l’approccio di Van Ogtrop è ottimista. “La buona notizia è che esiste una soluzione olistica, positiva e stimolante.” E quale sarebbe? “Bisogna convertire il modello economico attuale e ricominciare a lavorare circolarmente. Mettendoci tutti d’accordo affinché lo spreco smetta di esistere.”

Sembra facile, ma come si fa a non produrre rifiuti in un mondo dominato dalla produzione di massa, dal consumo di massa e da prodotti usa e getta? Ancora una volta la risposta, almeno in teoria, è semplice. “Ognuno è libero di produrre quello che vuole (viviamo in un’economia di libero mercato), ma quando il prodotto che si è creato arriva alla fine del suo ciclo di vita è responsabilità del produttore garantire che non finisca su un cumulo di rifiuti. Per riuscirci servono modelli circolari oppure ci si deve impegnare a utilizzare ogni componente come input per il ciclo successivo. Portando quest’idea all’estremo, continua Van Ogtrop, si eliminano tutti i rifiuti e non si è più obbligati a estrarre continuamente nuove materie prime. In pratica, si evita di impoverire il pianeta Terra. Ma l’economia circolare, sottolinea Van Ogtrop, non è solo una questione di riciclaggio. Riciclare è solo l’ultima spiaggia, a cui approdare quando non è (più) possibile riutilizzare, rinnovare e riprodurre.

Vendere servizi

Cambiare la nostra visione dell’uso dei prodotti: ecco la vera essenza dell’economia circolare. Per esempio vendendo servizi, invece che prodotti. Van Ogtrop ha realizzato numerosi progetti con Philips. “Quando il mondo è passato alle lampadine LED, che non vanno più sostituite dopo pochi mesi, Philips si è trovata in difficoltà. Vista la durata delle nuove lampadine, avrebbero potuto dire che il loro modello di business era finito, oppure cominciare a vendere un servizio. Hanno quindi firmato un contratto con l’aeroporto di Schiphol, fornendo l'illuminazione per le piste, i negozi duty-free, le sale d’aspetto ecc., sotto forma di servizio e a un prezzo fisso mensile. Adesso la lunga vita delle lampadine favorisce la società, che non deve continuare a mandare tecnici in cima a una scala per sostituirle. Per dirla alla Johan Cruyff: “Lo vedi solo quando te ne accorgi”. Oppure quando l’innovazione ti obbliga a pensare diversamente.

E non è solo una questione di lampadine. Lo stesso principio vale, per esempio, anche per il comparto medico e la risonanza magnetica. Nella vecchia economia lineare, ogni due anni Philips approfittava del lancio di un nuovo modello. Gli ospedali si liberavano dei macchinari vecchi - pagati qualche centinaia di migliaia di euro - e compravano quelli più recenti. “Secondo i principi dell'economia circolare, oggi Philips fornisce un servizio oppure concede le macchine in leasing, invece di venderle. Di conseguenza, rimane proprietaria delle apparecchiature e guadagna sulla maggiore durata del servizio. L’attuazione delle migliorie è modulare: invece di essere sostituto, il macchinario riceve un upgrade e, nel tempo, il suo valore aumenta invece di diminuire. L’altro grande vantaggio è che Philips sa quando i dispositivi per la risonanza magnetica verranno restituiti (dopo 20 anni circa), quali componenti contengono e in che misura posso essere riutilizzati.”

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