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Responsabilità - Cambiamento climatico e investimenti

Nessuno può ignorare il cambiamento climatico, meno che mai gli investitori, che possono allocare risorse per fare la differenza. L’Active Ownership può anch’essa aiutare a trasformare le aziende. Da un grande potere derivano grandi responsabilità.

  • 83%

    Degli investitori globali ritiene che governi e regolatori si debbano assumere la responsabilità per la riduzione delle emissioni secondo gli obiettivi dell’ dell’Accordo di Parigi.
  • 64%

    delle società pubbliche e private segue nella lista, ed infine gli investitori istituzionali (59%). Gli investitori collocano le ONG (54%) davanti alla maggior parte delle altre tipologie di investitori per quanto riguarda l’accollo di responsabilità, mentre gli investitori privati sono considerati come i soggetti con le responsabilità minori.


Fonte: 2021 Robeco Global Climate Survey

“Il denaro parla, e i gestori patrimoniali devono metterlo a frutto”

Innovare per un futuro sostenibile

Un urgente appello all’azione per gli investitori dal CEO di Robeco Gilbert Van Hassel

Il nostro pianeta è nei guai. Non possiamo più ignorare la realtà del cambiamento climatico e la perdita di biodiversità. Oltre a questo, dobbiamo ancora gestire la pandemia che ci affligge dall’inizio del 2020. È essenziale agire subito: quanto più aspettiamo, tanto più grandi saranno i problemi che dovremo affrontare.

  • Credo che gli investitori debbano assumere un ruolo di leadership in questa crisi. Infatti, uno dei rischi maggiori per gli investitori e gli asset manager è quello di perdere di vista l’opportunità di attuare una trasformazione che conduca a un pianeta più sostenibile. La sostenibilità è diventata un motore chiave dell’innovazione: la ricerca di soluzioni al cambiamento climatico, in particolare, sta dando impulso all’innovazione tecnologica con un ritmo senza precedenti. Se gli investitori non colgono queste opportunità investendo in innovazioni sostenibili, non solo comprometteranno i loro profitti, ma non riusciranno nemmeno a sostenere le soluzioni in grado di invertire la tendenza e portare il nostro pianeta fuori dai guai.

Una tabella di marcia per il clima

  • La questione di gran lunga più importante per gli investitori consiste nel produrre un impatto sostenibile sul mondo reale. Credo che ci siano tre priorità a questo proposito.

    In primo luogo, è fondamentale ampliare la portata degli investimenti sostenibili. Per essere una forza in grado di guidare la trasformazione verso società più sostenibili e resilienti, l’investimento sostenibile deve diventare dominante (mainstream). 

    Nonostante l’aumento del numero di fondi ESG e di impact investing presenti sul mercato, il nostro lavoro non è finito. Per ogni fondo che integra criteri di sostenibilità, ce ne sono molti altri che non lo fanno. Questo rappresenta una sfida: anche se gli investitori tendono a indirizzare i capitali in misura crescente verso le aziende sostenibili, molti finanziamenti vanno ancora ad imprese che hanno un impatto ambientale e sociale negativo. Pertanto, anziché trattare l’investimento sostenibile come un’attività di nicchia, dobbiamo farlo diventare la modalita’ di lavoro convenzionale.

    La nostra seconda priorità è innovare. Se vogliamo raggiungere l’obiettivo di rendere l’investimento sostenibile mainstream, dobbiamo trovare modi innovativi per integrare la sostenibilità nelle diverse classi di attivi. Oggi l’attenzione rimane focalizzata principalmente sull’azionario quotato. Seguono il reddito fisso e in particolare le obbligazioni corporate, ma la ricerca dimostra che l’integrazione della sostenibilità in quest’ultima classe di attivi è ancora in una fase iniziale. 

  • Questo significa che per gli investimenti sostenibili c’è ancora molta strada da fare. Se riusciamo a escogitare modi innovativi per integrare la sostenibilità in diversi tipi di classi di attivi – in particolare nel debito sovrano – avremo molte più opportunità di produrre un impatto positivo.

    La terza priorità riguarda l’impatto. In quest’area ci sono ancora molte incognite: come possiamo misurare l’impatto delle aziende sulla società civile e sull’ambiente? I fattori ESG sono un buon indicatore di impatto o abbiamo bisogno di metriche migliori, che si concentrino maggiormente sui beni e sui servizi prodotti dalle aziende anziché sui loro processi organizzativi ? E quali metriche possono dirci se le imprese riusciranno a esercitare un impatto maggiore in futuro?

    Stiamo affrontando queste sfide con la ricerca e la creazione di nuovi prodotti. Ad esempio, abbiamo elaborato una metodologia SDG proprietaria che ci permette di valutare l’impatto prodotto dalle aziende su ciascuno degli SDG, e con il quale sviluppiamo strategie d’investimento focalizzate sulle aziende che hanno un impatto positivo. Abbiamo anche lanciato due strategie obbligazionarie innovative incentrate sul clima, pienamente conformi al regolamento sugli indici di riferimento UE allineati con l’accordo di Parigi. Visto che questi benchmark non sono ancora facilmente disponibili sul mercato, abbiamo innovato e sviluppato questi indici lavorando con uno specialista del settore.

    In conclusione, l’investimento sostenibile deve essere incentrato sull’impatto, e su questo c’è ancora molto lavoro da fare. 

Superare gli ostacoli per assicurarci di produrre un impatto

  • Quelle descritte sono sfide molto complesse, ma questa complessità deve essere accolta piuttosto che evitata. Ciò richiede una maggiore comprensione della situazione con cui ci confrontiamo e delle sue conseguenze. C’è molto da fare per capire come gli investimenti possono influenzare il cambiamento climatico e soprattutto la perdita di biodiversità, e viceversa.

    Questo impone anche agli operatori del nostro settore di agire insieme. Nessuna sfida relativa alla sostenibilità sarà risolta in assenza di un’azione collettiva. Possiamo aspirare a vivere in un pianeta sicuro e sano solo se gli investimenti sostenibili diventano la norma e non l’eccezione.

  • Dobbiamo farlo e basta. Sì, è un’impresa complessa che richiede tempo. Tuttavia, non possiamo più permetterci il lusso di aspettare fino a quando tutte le incognite saranno risolte e avremo padroneggiato tutta la complessità. Quanto sappiamo oggi è più che sufficiente per indurci a rimboccarci le maniche e darci da fare. Subito.

L'investimento climatico è molto più del prossimo grande trend

Lucian Peppelenbos (Climate Strategist) e Carola van Lamoen (Head of Sustainable Investing) esaminano il cambiamento climatico e gli investimenti climatici da tutti i punti di vista. Ascolta il trailer o il podcast completo di 25 minuti.

Indirizzare il denaro verso le aziende sostenibili

Gli investitori possono svolgere un ruolo importante nel decidere come indirizzare il denaro verso quelle aziende in grado di fare la differenza nell’ambito del cambiamento climatico. Per le società quotate, la minaccia di disinvestire, associata a un coinvolgimento diretto, risulta essere particolarmente efficace. E la prevista Tassonomia UE fornirà chiarezza su ciò che costituisce un'attività sostenibile dal punto di vista ambientale, e in quali circostanze.
  • I gestori decidono quali azioni e obbligazioni inserire in portafoglio, il che significa che possono indirizzare la loro scelta verso le aziende impegnate a favore della decarbonizzazione. Ciò avviene principalmente attraverso uno screening negativo (in genere, esclusioni) o positivo, basato su modelli che aiutano a trovare aziende con profili ESG migliori.

    coinvolgimento diretto (o “engagement”) può essere utile per convincere le aziende a fare meglio. Robeco ha definito due tematiche di engagement per il 2021, mirate alle istituzioni finanziarie che finanziano le aziende piu’ inquinanti, e a quelle aziende che sono state lente o riluttanti a passare a modelli di business meno inquinanti.
  • Nel frattempo, sono state lanciate molte nuove strategie che investono in aziende che contribuiscono in modo diretto alla lotta contro il riscaldamento globale. Nel dicembre 2020, Robeco ha lanciato due strategie climatiche a reddito fisso con benchmark allineati all’Accordo di Parigi – la prima volta che ciò avviene in questo segmento.

    Altri prodotti di investimento legati al clima includono quelli dedicati alle tecnologie di cattura delle emissioni, all’economia circolare e al rimboschimento. Altre forme di “impact investing” si focalizzano invece sugli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni unite (in particolare l’SDG n. 13 - Lotta contro il cambiamento climatico) assieme ai green bond. Quindi, si tratta solo di indirizzare tutto il denaro verso questi tipi di strategie?

Pensare per alternative

  • No, perché gli investitori devono anche pensare per alternative: non basta evitare le aziende ‘cattive’ e acquistare i titoli più ecologici, afferma Lucian Peppelenbos, specialista del cambiamento climatico. “L'ironia è che dobbiamo utilizzare i combustibili fossili oggi per riuscire a farne a meno domani”, dichiara. “Prendiamo il settore ‘oil & gas’: una necessità quotidiana che è sia il nocciolo del problema che parte della soluzione. Il petrolio e il gas saranno necessari per i trasporti e il riscaldamento fino al 2050, anche se in misura ogni anno decrescente. E abbiamo ancora bisogno di combustibili fossili e prodotti chimici per costruire i parchi eolici”.

  • “Le major petrolifere devono trasformarsi in aziende di energie rinnovabili, e noi dobbiamo aiutarle a farlo. Limitarsi semplicemente a disinvestire dalle prime per investire nelle seconde non ci consentirà di risolvere il problema. Ad esempio, conosciamo un'azienda che ha un'elevata impronta di emissioni a causa delle sue miniere, ma che dispone anche della più grande capacità di produzione di energia rinnovabile in Europa. Quindi, è opportuno essere investiti in tale azienda per contribuire a realizzare la transizione energetica e ottenere un'esposizione alle fonti rinnovabili. Questo è l'equilibrio che bisogna trovare.”

  • Bastone e carota

    Le società ‘oil & gas’ investibili hanno ancora bisogno del denaro degli azionisti per sopravvivere – ed è qui che gli investitori possono esercitare il loro potere. “La minaccia di esclusioni o disinvestimenti è particolarmente efficace se associata ad attività di engagement”, afferma Peppelenbos. 

    “Intrattengo da molti anni rapporti con le compagnie petrolifere e so che, per queste società, il pensiero che i loro principali investitori possano disinvestire rappresenta una minaccia reale, che temono davvero. Quindi, sono ben disposte ad ascoltare ciò che vogliamo da loro per evitare che ciò accada, perché sanno che anche noi siamo sotto pressione. Lo abbiamo visto con Shell. Quindi, penso che possa funzionare”.

  • Non tutto è investibile

    Purtroppo, non tutto è alla portata degli investitori. “Possiamo investire solo in titoli quotati; la maggior parte delle riserve mondiali di carbone sono di proprietà dei governi, quindi non possiamo minacciare di escluderli”, continua Peppelenbos. “In Robeco, non acquistiamo neppure beni reali come le centrali eoliche, che costituiscono una parte fondamentale dell'equazione. Ciò che possiamo fare, però, è investire nelle aziende che sviluppano le tecnologie alla base delle centrali eoliche e di altre fonti rinnovabili”.

    “Abbiamo una chiara responsabilità: offrire opportunità di investimento in una qualsiasi di queste aree, ricordando però che non possiamo liquidare le posizioni in tutti i produttori e gli utilizzatori di combustibili fossili da un giorno all'altro”. 

La tassonomia dell'UE può rivelarsi utile

  • Una cosa che contribuirà a indirizzare il denaro verso le aziende più sostenibili è la nuova Tassonomia dell’UE. Per la prima volta, essa stabilisce di istituire un sistema di classificazione unificato delle attività economiche ‘verdi’ e ‘sostenibili’, nel quadro della regolamentazione finanziaria in materia di sostenibilità dell’UE. 

    In base a tale Tassonomia, le attività ecologicamente sostenibili devono contribuire in modo sostanziale a uno o più di sei obiettivi ambientali, ossia, la mitigazione dei cambiamenti climatici, l’adattamento ai cambiamenti climatici, l’uso sostenibile e la protezione delle risorse idriche e marine, la transizione verso un'economia circolare, la prevenzione e il controllo dell'inquinamento, e la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. 

  • Finora sono state definite solo le attività che contribuiscono ai primi due obiettivi ambientali – mitigazione dei, e adattamento ai, cambiamenti climatici. Le prime comunicazioni su come raggiungere tali obiettivi dovranno essere presentate entro gennaio 2022. I criteri di screening tecnico per le attività che apportano un contributo sostanziale agli altri quattro criteri saranno resi disponibili entro la fine del 2021, e le relative comunicazioni dovranno essere fornite nel corso del 2023.

Serie video: scopri i nostri esperti di investimento climatico

I nostri sei temi per l’engagement nell’ambito del cambiamento climatico

Robeco crede da sempre nell’utilità di avvalersi di pratiche di coinvolgimento (o “engagement”) delle aziende come mezzo per perseguire un cambiamento effettivo. Ciò è altresì evidente nei sei programmi di engagement direttamente correlati al cambiamento climatico, con una crescente attenzione alla decarbonizzazione. Ogni anno il team di Active Ownership sceglie quattro o cinque nuovi temi da perseguire attraverso attività di engagement. Poiché ogni tematica viene, in genere, portata avanti per tre anni, i temi scelti nel 2018 sono ancora attivi. Essi sono riassunti qui di seguito.

1. Finanziamento della transizione

Le autorità di regolamentazione sono sempre più vigili in tema di finanziamento dei cambiamenti climatici – e di come il settore finanziario dovrebbe favorire, piuttosto che penalizzare, la transizione energetica. Un esempio è quello di garantire che le banche allineino le loro politiche creditizie agli obiettivi di riduzione del carbonio fissati dai governi, nel rispetto dell’Accordo di Parigi. 

“Ci risulta che molte banche continuino a prestare denaro a società altamente inquinanti, senza esigere garanzie sulla riduzione delle emissioni di carbonio dei loro modelli di business,” afferma Peter van der Werf, senior engagement specialist del team Active Ownership.

“Così facendo, non rispettano gli impegni assunti con l’Accordo di Parigi in termini di finanziamenti. Ci aspettiamo che il settore finanziario acquisisca maggiori informazioni sulle opportunità e i rischi climatici che rientrano sempre più nella sua sfera di competenza”. 

L’active ownership è un pilastro dell’investimento sostenibile, e fa parte del DNA di Robeco da decenni.
Azionariato attivo

2. Obiettivo puntato sulle aziende altamente inquinanti

L’altra via da percorrere è quella di rivolgersi direttamente ai maggiori produttori di anidride carbonica CO2. Questo programma di engagement è rivolto alle aziende in ritardo nella transizione energetica. “In passato, abbiamo parlato con molte società della necessità di passare a modelli di business a bassa emissione di carbonio, ma per alcune la strada da percorrere è ancora lunga,” spiega Van der Werf.

“Così, per questo programma, volevamo cambiare ulteriormente marcia e concentrarci sul ‘peggio del peggio’. Si tratta di aziende a cui non basta una spintarella ma che, per passare a modelli di business a bassa emissione di anidride carbonica, dovranno cambiare radicalmente.”

3. Contrastare la perdita di biodiversità

Una tematica focalizzata sulla lotta contro la perdita di diversità ha preso il via nel 2020, ed è stata rafforzata nel settembre di quell'anno, quando Robeco è stato uno dei 26 istituti finanziari a sottoscrivere il Finance for Biodiversity Pledge. “Gli investitori sono esposti alla perdita di biodiversità soprattutto attraverso il cambiamento della destinazione d’uso dei terreni dovuto alla deforestazione, a sua volta causata dall’espansione agricola,” prosegue Van der Werf.

“Vogliamo che le aziende produttrici di soia, cacao e olio di palma, e le aziende alimentari in generale, effettuino una valutazione dell’impatto generato sulla biodiversità dalle rispettive attività e/o catene di fornitura. Esse devono anche sviluppare piani finalizzati a raggiungere il traguardo della deforestazione zero entro il 2023.”

4. Emissioni nette zero di anidride carbonica

Un secondo tema per il 2020 si focalizzava sulla necessità sempre più pressante di raggiungere emissioni nette zero di anidride carbonica entro il 2050. A ciò ha fatto seguito l’impegno di Robeco ad azzerare le emissioni nette di gas serra nelle totalità delle sue masse in gestione entro il 2050. 

“Poiché il cambiamento climatico rappresenta una minaccia significativa per gli investimenti, gli investitori dovrebbero allineare i loro portafogli agli obiettivi dell'Accordo di Parigi”, afferma Van der Werf. “Le industrie chiave devono essere decarbonizzate. L'industria energetica produce da sola più della metà delle emissioni globali. Anche le industrie siderurgiche e cementizie sono altamente inquinanti”.

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5. Deforestazione delle piantagioni di olio di palma

Nel 2019 è stato lanciato un programma di engagement per affrontare le sfide del settore dell’olio di palma, come la deforestazione, che contribuisce al cambiamento climatico rimuovendo importanti pozzi di assorbimento di anidride carbonica (c.d. “carbon sink”) e distruggendo la biodiversità. “In passato abbiamo collaborato attivamente con le aziende produttrici di olio di palma, ma volevamo ulteriormente intensificare i nostri sforzi e garantire che le aziende del settore si impegnassero a produrre quest’olio in modo sostenibile”, continua Van der Werf. 

“Focalizzeremo la nostra attenzione su produttori e operatori economici in Malesia e Indonesia, per portarli in linea con gli standard della Tavola rotonda sull’olio di palma sostenibile”.

6. Collaborazione in materia di cambiamento climatico

Per chiudere il cerchio, ricordiamo che il nostro impegno in attività di engagement e collaborazione a favore del cambiamento climatico è iniziato nel 2018, quando ci siamo uniti ad altri membri dell’iniziativa Climate Action 100+ per prendere di mira i maggiori emittenti di gas serra del mondo. In qualità di co-investitore leader, Robeco ha raggiunto un importante traguardo nel dicembre 2018, quando Shell ha deciso di fissare obiettivi a breve termine per la decarbonizzazione delle sue principali attività nel settore ‘oil & gas’ e di collegare, per la prima volta, il compenso dei dirigenti a questi obiettivi.

“Ciò dimostra che l’impegno a fianco delle aziende in cui investiamo rappresenta un potente meccanismo e un fattore di differenziazione chiave nel realizzare un cambiamento che aiuti a superare sfide globali come quella rappresentata dal cambiamento climatico”, prosegue Van der Werf. “Il caso Shell mostra quanto bene possa funzionare questo approccio”.

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Esclusioni: la nostra ultima risorsa

Le esclusioni sono utilizzate da tempo da Robeco per le aziende con prodotti o pratiche che non soddisfano standard accettabili. Una nuova politica adottata nel 2020 è andata oltre, escludendo i combustibili fossili da tutti i portafogli, in base a determinate soglie.
  • Robeco gestisce tre tipi di portafogli. Le strategie ‘Sustainability Inside’ (o SI) prevedono standard ESG integrati, e costituiscono la maggior parte delle strategie in fondi OICVM presso Robeco. Le strategie ‘Sustainability Focused’ fanno un passo in più, con target ESG specifici, come il raggiungimento di un’impronta ambientale migliore rispetto al benchmark. Le strategie di investimento Impact Investing (sotto l’etichetta RobecoSAM) vanno ancora oltre, in genere puntando a un tema in cui è possibile avere un impatto reale sul campo, ad esempio attraverso gli SDG.
  • In passato, le società escluse da uno qualsiasi di questi portafogli includevano quelle che producevano armi controverse come le bombe a grappolo, le aziende coinvolte in pratiche di corruzione o non etiche, e il tabacco. Il cambiamento climatico non veniva in genere considerato un motivo di esclusione – infatti, i combustibili fossili erano spesso considerati come un elemento necessario per l’economia, in attesa di un’effettiva transizione verso fonti energetiche più pulite in futuro.

Ampliare il campo di applicazione

  • Ma, in base alla nuova politica annunciata nel settembre 2020, le aziende che traggono il 25% o più dei loro ricavi da carbone termico o sabbie bituminose, o il 10% dalla trivellazione artica, sono state escluse dai portafogli Sustainability Inside. Ciò amplia la politica di esclusione in materia di carbone termico che in precedenza veniva applicata solo alle strategie più personalizzate, come Sustainability Focused e Impact Investing. 

    Inoltre, per la prima volta, vengono preclusi investimenti in aziende impegnate attivamente nelle sabbie bituminose e nella perforazione artica. Ciò significa che 242 aziende di combustibili fossili nei settori dell'energia, dell'estrazione mineraria e delle utility saranno aggiunte all'elenco delle esclusioni. 

  • Soglie più severe sono state applicate ai portafogli Sustainability Focused e Impact Investing, escludendo le aziende con appena il 10% delle loro attività nel carbone termico e nelle sabbie bituminose, o il 5% nelle trivellazioni artiche. Come risultato dell'espansione, la politica di esclusioni copre adesso l'intera gamma di strategie registrate come Fondi OICVM presso Robeco.

    “Nonostante l’approccio preferito sia quello di impegnarsi con le aziende, riteniamo che sia molto difficile portare cambiamenti significativi in quelle società il cui portafoglio favorisce gli investimenti in carbone e sabbie bituminose”, afferma Carola van Lamoen, Responsabile Sustainable Investing presso Robeco. “Preferiamo quindi concentrare i nostri sforzi in settori e aziende dove siamo più sicuri che il nostro impegno sarà ricompensato in maniera efficace”.

Vi invitiamo a visitare anche le altre pagine della nostra Piattaforma per l’investimento climatico.

Mettere in pratica gli insegnamenti – l’ambizione di raggiungere emissioni nette zero di anidride carbonica

In Robeco, ci piace mettere in pratica gli insegnamenti. Nel dicembre 2020, ci siamo impegnati ad azzerare le emissioni nette di gas serra nelle totalità delle nostre masse in gestione entro il 2050. In questa serie di domande e risposte, spieghiamo le motivazioni alla base di questa decisione.

Cosa si è impegnata a fare Robeco?
Raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a meno di 2°C entro la fine di questo secolo significa che il mondo deve diventare neutrale dal punto di vista delle emissioni di anidride carbonica entro il 2050. Molte nazioni, insieme all'UE, si sono impegnate a diventare a emissioni nette zero entro questa scadenza. In qualità di leader negli investimenti sostenibili, abbiamo ritenuto di avere il dovere fondamentale di fare lo stesso.

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Cosa comporta tutto questo in pratica?
Tutte le attività in gestione di Robeco devono diventare neutrali rispetto alle emissioni di anidride carbonica, il che significa che tutte le società detenute come titoli azionari od obbligazionari nei nostri portafogli devono raggiungere questo obiettivo entro il 2050. In quanto tali, esse dovranno ridurre le loro emissioni di gas serra e impegnarsi a compensare le emissioni. Per raggiungere questo obiettivo, dovranno apportare importanti cambiamenti ai loro modelli economici, ivi inclusa la transizione a lungo termine dai combustibili fossili alle energie rinnovabili.

Ma ciò non significa semplicemente disinvestire dalle aziende che hanno problemi?
Non si tratta solo di decarbonizzare i portafogli liquidando le aziende ad alto contenuto di emissioni – questo tipo di disinvestimenti non risolve il problema di fondo. Dobbiamo lavorare con le aziende ad alta intensità di emissioni, anche attraverso un coinvolgimento diretto, per aiutarle a modificare i loro modelli di business, adottando soluzioni a basse emissioni.

In che modo Robeco otterrà questo risultato?
Tutti i nostri team di investimento utilizzeranno una tabella di marcia per delineare come possiamo gradualmente decarbonizzare tutti i nostri investimenti, di importo pari a diversi miliardi di euro. Gli obiettivi fissati nella tabella di marcia includono la riduzione delle emissioni di portafoglio utilizzando modelli di dati in grado di calcolare la quantità di gas serra prodotti dalle aziende.

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Lo facciamo unilateralmente o insieme ad altri?
È stata una decisione presa da noi come qualcosa che dovevamo fare comunque, ma abbiamo sempre creduto nel potere della collaborazione: lavorare insieme per raggiungere obiettivi più ampi. Per cui, lo abbiamo fatto nell'ambito di uno sforzo internazionale da parte del Net Zero Asset Managers Commitment, lanciato dal gruppo Institutional Investors Group on Climate Change (IIGCC), di cui Robeco è membro.

E per quanto riguarda i nuovi prodotti?
Nel dicembre 2020, siamo diventati il primo gestore al mondo a lanciare strategie climatiche a reddito fisso incentrate su quelle aziende che stanno offrendo un contributo diretto alla lotta contro il riscaldamento globale. Abbiamo anche prodotti incentrati sugli obiettivi di sviluppo sostenibile, tra cui l'OSS 13: Lotta contro il cambiamento climatico. E abbiamo investimenti in soluzioni come i green bond, l’energia intelligente e l’economia circolare.

Quali misure sono state adottate finora?
Pensiamo che i combustibili fossili rappresentino l’obiettivo più a portata di mano, in quanto sono una questione ovvia su cui prendere posizione. Nel settembre 2020 abbiamo esteso la nostra politica di esclusione dei combustibili fossili a tutti i fondi OICVM (non solo a quelli dedicati), soggetti a determinate soglie. Associamo ciò a politiche di engagement esteso, mirate a coinvolgere non solo le aziende ad alto tenore di carbonio, ma anche le istituzioni finanziarie che le finanziano.

Robeco ha potenziato le sue risorse per raggiungere questo obiettivo?
Sì. Volevamo dotarci di competenze extra in questo settore. Nel 2020 abbiamo assunto uno strategist e un data scientist specializzati sul clima, che sono impegnati esclusivamente su questo progetto. Essi lavorano nell'ambito del nostro Centro di competenza SI, creato anch’esso nel 2020, in parte per intensificare i nostri sforzi sulle questioni legate agli investimenti sul clima. Essi consigliano i team di investimento di tutta l'azienda.

Robeco pubblica tutti i suoi risultati?
Sì. Crediamo fermamente che la trasparenza sia una parte importante della sostenibilità. Pubblichiamo quindi tutte le nostre politiche di sostenibilità sul nostro sito Web, compresa una Politica sui cambiamenti climatici aggiornata a settembre 2020. Inoltre, produciamo aggiornamenti periodici su come la sostenibilità impatta la performance delle strategie e illustriamo il nostro lavoro di engagement in report trimestrali.

“I paesi devono agire, le imprese devono agire, gli investitori devono agire”

Carola van Lamoen - Responsabile Sustainable Investing

Edelman Trust Barometer 2021: vincitori e vinti

La pandemia da Covid-19 ha messo in evidenza l'importanza di una buona leadership o, in altre parole, di come una sua mancanza possa rivelarsi costosa in caso di crisi.

L'impresa è l'unica istituzione considerata sia competente che etica
(punteggio di competenza, punteggio etico netto)

edelman-trust-barometer.jpg

Fonte: Edelman Trust Barometer 2021. I punteggi etici sono medie dei punteggi netti basati su INS_PER_DIM/1-4. Domanda posta a metà del campione. Il punteggio di competenza è un punteggio netto basato su TRU_3D_INS/1. A seconda della domanda, essa è stata posta all’intero campione o a una metà di esso. Popolazione generale, media di 24 mkt. Dati non raccolti in Cina, Russia e Thailandia

  • In effetti, i vari gradi di successo – o, piuttosto, di fallimento – nella lotta contro l’epidemia in tutto il mondo hanno portato a una perdita di fiducia nei governi, come dimostra l’Edelman Trust Barometer per il 2021. Come si evince da tale barometro, gli intervistati continuano a considerare il proprio governo come l'istituzione meno competente ed etica. In realtà, l'impresa è l'unica istituzione considerata sia competente che etica.

    Detto questo, i partecipanti al nostro sondaggio globale hanno affermato che il governo dovrebbe svolgere il ruolo più importante nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica, seguito a ruota dalle aziende

  • Se, da un lato, ci può essere una differenza di idee su quale istituzione debba assumere la leadership, dall’altro appare chiara la crescente urgenza di affrontare la realtà ineludibile del cambiamento climatico. 

    In questo contesto, tutti i pilastri della società devono giocare un ruolo nel fare passi avanti verso un mondo più sostenibile. Il cambiamento non dovrebbe essere determinato solo da regolamentazioni decise dai governi, ma anche dagli sforzi proattivi di altre istituzioni. Per quanto ci riguarda, una forte responsabilità spetta anche al settore del risparmio gestito nonché alle aziende in cui investiamo e con cui ci impegniamo. 

Come dovrebbero agire gli investitori? Ecco la via verso investimenti allineati all’Accordo di Parigi

La corsa all’obiettivo “net zero” è cominciata. Spieghiamo quali sono le componenti fondamentali degli investimenti allineati all’Accordo di Parigi e cosa abbiamo imparato dall’elaborazione della nostra tabella di marcia verso l’azzeramento delle emissioni nette.

  • Nel mondo delle imprese e nella società civile si moltiplicano gli impegni volti a conseguire gli obiettivi dell'Accordo di Parigi. Secondo le stime degli esperti, i paesi che si prefiggono di azzerare le emissioni nette (obiettivo “net zero”) rappresentano il 61% delle emissioni globali e il 68% del PIL globale.1 Nel breve periodo, tuttavia, gli obiettivi di contenimento delle emissioni appaiono eccessivamente ambiziosi. Mentre la scienza ci dice che è necessario dimezzare le emissioni globali entro il 2030, le politiche previste dai governi nazionali condurranno a una riduzione di appena lo 0,5%, secondo le Nazioni Unite.2 Questo significa che c’è uno scarto di circa 100 volte tra le ambizioni e la realtà.

  • Una risposta politica energica, prima o poi, è inevitabile. I principali investitori si stanno posizionando in vista di un futuro a basse emissioni di carbonio allineando i propri portafogli agli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Secondo la Robeco 2021 Global Climate Survey3, il cambiamento climatico sarà al centro della strategia d’investimento di quasi il 90% degli investitori globali nei prossimi due anni, mentre oltre il 50% degli investitori si impegnerà ad allineare i propri investimenti all’ambizione di conseguire l’obiettivo “net zero” entro il 2050.

    1Fonte: https://ca1-eci.edcdn.com/reports/ECIU-Oxford_Taking_Stock.pdf?mtime=20210323005817&focal=none
    2Fonte: https://unfccc.int/sites/default/files/resource/cma2021_02E.pdf
    3Scaricabile sul sito: https://www.robeco.com/en/sustainability/climate-investing/

  • Dal 2015 le imprese hanno accesso a standard di mercato basati sull’evidenza scientifica con cui allineare le loro strategie aziendali agli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Fino a qualche tempo fa, questi standard di mercato non esistevano. L’assenza di una metodologia a livello settoriale non ha tuttavia scoraggiato la comunità degli investitori, che si sono concentrati sempre più numerosi sulla mitigazione del cambiamento climatico attraverso una varietà di approcci.

  • Tra questi figurano l’impulso alla riduzione delle impronte di carbonio, l’esclusione dei combustibili fossili, l’engagement con le aziende nei settori ad alte emissioni, l’implementazione di metriche e modelli di rischio climatico e l’investimento in green bond e altre soluzioni climatiche. Con la recente introduzione di quattro sistemi di riferimento per gli investimenti allineati all’Accordo di Parigi, pubblicati nell’ambito di varie iniziative, questi strumenti e misure possono ora essere integrati in modo coerente e impiegati per creare un approccio d’investimento completamente allineato al suddetto accordo.

Nuove iniziative degli investitori mostrano come integrare le considerazioni climatiche nei portafogli

  • Abbiamo esposto le componenti fondamentali degli investimenti allineati all’Accordo di Parigi sulla base delle indicazioni fornite dal Net Zero Investment Framework della Paris Aligned Investment Initiative, dal Target-Setting Protocol della Net Zero Asset Owner Initiative, dagli orientamenti per il settore finanziario della Science-Based Targets Initiative e dal Regolamento dell’UE sugli indici di riferimento.

  • Condividiamo anche le opinioni e le esperienze di Robeco relative all’elaborazione della nostra tabella di marcia verso l’obiettivo “net zero” con target provvisori per il 2025 e il 2030. Siamo dell’avviso che l’integrazione del cambiamento climatico e di altri fattori di sostenibilità nel processo d’investimento generi decisioni d’investimento più consapevoli e rendimenti superiori corretti per il rischio sul lungo termine.

  • Mentre il futuro è improntato a una forte riduzione delle emissioni di carbonio, i costi e i rischi della transizione verso questo obiettivo non sono ancora sufficientemente compresi e scontati dal mercato. Ecco perché crediamo che trovarsi in prima linea nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio sia un approccio valido dal punto di vista della gestione del portafoglio e del rischio. Forniamo una serie di casi di studio con soluzioni concrete per gli investimenti allineati all’Accordo di Parigi. Queste soluzioni includono le strategie climatiche che abbiamo sviluppato in linea con il Regolamento dell’UE sui benchmark.

  • Inoltre, discutiamo la nostra ricerca che mostra i benefici di incorporare le informazioni sui “carbon beta” come metrica d’investimento lungimirante, al fine di correggere le distorsioni inerenti ai dati tradizionali sul carbonio. Presentiamo inoltre come soluzione pratica il nostro engagement sul clima con le imprese ad alta intensità di carbonio nei settori delle utilities, dell’auto, del petrolio e del gas.

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