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Comprare ai minimi? Attenzione a non sbagliare!

Comprare ai minimi? Attenzione a non sbagliare!

08-02-2022 | Previsioni mensili

Gli investitori dovrebbero pensarci bene prima di rientrare nei mercati azionari dopo la correzione di gennaio, sostiene lo strategist Peter van der Welle.

  • Peter van der Welle
    Peter
    van der Welle
    Strategist SMAS

In breve

  • Allettanti i prezzi dei titoli azionari, in calo dopo il crollo di gennaio
  • Quattro fattori - dall’inflazione all’Ucraina - invitano alla prudenza
  • Se la crescita rimane superiore al trend, i mercati sapranno adattarsi

L’azionario USA ha subito un crollo a doppia cifra, per paura che i valori costantemente elevati dell’inflazione potranno costringere la Federal Reserve a un più aggressivo aumento dei tassi. Con l’inflazione USA a livelli record (7%), sono attesi cinque rialzi, che incrementeranno il costo del credito per un totale dell’1,25%.

In genere, di fronte a una significativa oscillazione dei mercati, gli investitori sono tentanti di rientrare quando i prezzi sono più bassi. Ma è meglio essere prudenti, afferma Van der Welle, strategist del team multi-asset di Robeco, visti i quattro fattori avversi che si frappongono alla ripresa del trend rialzista.

“Gli investitori si chiedono quando è il momento giusto per comprare ai minimi”, sostiene. “È una buona domanda, perché se guardiamo l’ondata di vendite registrata da inizio anno sui mercati azionari sviluppati, ci accorgiamo di essere ormai in linea con la media storica delle correzioni in cui la Fed inizia ad alzare i tassi, come prevediamo avverrà a marzo.”

“Se la media storica delle contrazioni è dell’11%, a gennaio l’Indice S&P 500 ha ceduto il 9,8%, quindi abbiamo quasi toccato il fondo. Ciononostante, il mercato si trova di fronte a quattro grandi rischi, il che ci costringe ad essere prudenti nell’acquistare a questi valori minimi. In pratica, interpretare questa correzione è meno facile che in passato.”

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Il problema principale è l’inflazione

Secondo Van der Welle, il problema principale rimane l’inflazione, che si è impennata per colpa delle carenze di fornitura registrate al termine dei lockdown anti Covid-19 e con l’aumento dei prezzi dell’energia, riducendo drasticamente il potere d’acquisto di aziende e consumatori.

“Innanzitutto, nei prossimi mesi il rischio di inflazione tenderà a crescere ulteriormente, anche se successivamente ci aspettiamo un drastico calo,” sostiene. “I mercati finanziari hanno capito che la Fed vuol fare battaglia all’inflazione e, per fronteggiare il rischio inflazionistico, hanno già scontato cinque aumenti dei tassi per il 2022.”

“Questo potrebbe creare ulteriori turbolenze dopodiché, però, secondo noi i mercati si accorgeranno del rallentamento dell’inflazione, quantomeno nelle componenti cicliche dell’economia. Se consideriamo il minor tasso di incidenza di base dei prezzi del petrolio, l’inflazione IPC dovrebbe comunque scendere a circa il 3,5%. Ciò significa che verrà dimezzata rispetto agli attuali livelli su base annua.

“Il premio al rischio di inflazione – ovvero la compensazione richiesta dagli investitori per tutelarsi da un’inflazione inattesa – ultimamente si è ridotto. Nell’ultimo anno, l’inflazione è stata il nostro primo pensiero, ma i segnali provenienti dai titoli obbligazionari indicano che il mercato è in grado di affrontarla.”

Consumi al centro

Il secondo rischio è che la fine della pandemia e la riapertura del settore dei servizi riducano la domanda di beni di consumo durevoli, tra cui elettrodomestici e automobili.

“L’intensità dei lockdown imposti negli ultimi 18 mesi ha fatto schizzare il consumo dei beni durevoli, per i quali la gente, impossibilitata ad uscire e cenare in ristoranti di lusso, ha speso cifre esorbitanti”, continua Van der Welle.

“Con la riapertura delle economie dovuta all’indebolimento della variante Omicron, questa tendenza è destinata a scemare. Il calo dei consumi potrebbe imporre una flessione agli indici manifatturieri come l’ISM. Questo rischia di generare timori di crescita, soprattutto se l’ISM dovesse scendere sotto quota 55 (qualsiasi cifra superiore a 50 denota crescita).”

“Le previsioni di consenso relative alla crescita del PIL reale sono in linea con un ISM pari a circa 56. Se il livello dovesse scendere sotto di questa soglia, per i mercati sarebbe una brutta sorpresa. Qualsiasi timore per la crescita, infatti, potrebbe avere vita breve, visto che la ripresa dei servizi dovrebbe mantenerne il valore al di sopra del trend; si tratta quindi di un rischio che i mercati possono superare.

Roulette russa

Poi ci sono le tensioni tra Russia e Ucraina anche se, secondo Van de Welle, gli investitori farebbero meglio a guardare il valore dei credit default swap (CDS), piuttosto che i 100.000 soldati russi stanziati al confine ucraino.

“Gli attuali spread dei CDS del governo russo equivalgono a un terzo di quelli registrati durante il picco della crisi del 2014, quando ad essere annessa è stata la Crimea,” osserva lo strategist. “All’epoca, gli spread dei CDS erano a 600 punti base, oggi sono a circa 210. Possiamo quindi affermare con discreta sicurezza che si tratta di un rischio sottovalutato.”

“Una volta rientrato dalle Olimpiadi invernali di Pechino, Putin potrebbe voler conquistare la contesa regione del Donbass, nell’est dell’Ucraina, ma le sue ambizioni si scontrano con le severe sanzioni imposte dall’Occidente. Inoltre, è molto improbabile che un paese con una disputa in atto riguardo i propri confini possa entrare nella NATO. La vicenda potrebbe quindi essere di breve durata.”

“Difficilmente questa crisi produrrà un nuovo mercato ribassista, ma potrebbe far salire il prezzo del petrolio dagli attuali 89 USD al barile a oltre la delicata soglia dei 100 USD. Tutto sommato ci pare un rischio gestibile.”

Una Fed meno favorevole

Il quarto e ultimo rischio è più serio, non facile da controbilanciare e riconducibile a ciò che ha provocato la correzione dei mercati di gennaio: una Fed meno favorevole ai mercati. Aumentare i tassi è una cosa, avviare una stretta monetaria è ben altra, afferma.

I multipli dei mercati azionari potrebbero subire una flessione se i bilanci della Fed dovessero ridimensionarsi, invertendo il processo a cui abbiamo assistito durante il quantitative easing, avverte Van der Welle.

“Se guardiamo al classico rapporto prezzo/utili dell’S&P 500, le valutazioni dell’azionario USA sono storicamente elevate”, afferma. “L’ondata di vendite di gennaio ha ridotto tutti i multipli, ma l’S&P 500 si è mantenuto del 30% superiore alla media storica degli ultimi 40 anni.”

“Resta da capire se la Fed stia davvero diventando meno favorevole al mercato. Se cala il rischio d’inflazione, la politica della Fed potrebbe rivelarsi meno aggressiva nel secondo o nel terzo trimestre, allontanando ulteriori rialzi dei tassi.”

Ancora ottimisti sull’azionario

“Finché i tassi di crescita dei mercati sviluppati supereranno il trend – come avviene nel nostro scenario di base – riteniamo che i mercati azionari sapranno gestire un ulteriore aumento dei tassi di interesse reali e quindi adattarsi alla nuova realtà.”

“Anche se comprare ai minimi non è più facile come una volta, questa correzione non preannuncia la fine della fase di rialzo dell'azionario, né decreta la scadenza del fenomeno TINA (There is No Alternative).”

“Gli attuali parametri di valutazione relativa – tra cui il premio al rischio azionario – invitano alla prudenza, perché il rischio di ribasso è in crescita, nonostante la storia ci insegni che a questi livelli i titoli azionari tendono a sovraperformare le obbligazioni. Per i prossimi 12 mesi, rimaniamo ottimisti sull’azionario e ne confermiamo la posizione leggermente sovrappesata nei portafogli multi-asset.”

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