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Il rischio inflazione e le strategie della Fed spaventano i mercati

Il rischio inflazione e le strategie della Fed spaventano i mercati

08-12-2021 | Previsioni mensili

L’aumento dell’inflazione che ha spinto la Fed a rivedere le stime per un tapering più veloce, con lo scopo di accelerare i rialzi dei tassi, ha generato scompiglio nei mercati.

  • Peter van der Welle
    Peter
    van der Welle
    Strategist SMAS

In breve

  • La posizione di Powell che abbandona l’idea dell’inflazione come “fenomeno transitorio” ha spaventato i mercati
  • La previsione di un’accelerazione del tapering fa anticipare a maggio il primo probabile aumento dei tassi USA
  • Le azioni hanno risentito anche della variante Omicron, il nuovo ceppo del Covid che ha fatto reintrodurre alcune restrizioni

Il tanto atteso indice dei prezzi al consumo (IPC) degli Stati Uniti è aumentato del 6,2% su base annua, ai massimi dal 1990. Una delle principali cause fa riferimento soprattutto ai rincari dell’energia e dei beni alimentari, nonostante l’indice segni comunque un incremento del 4,6% al netto di questi fattori.

In risposta, la US Federal Reserve ha mutato la propria posizione sull’inflazione e, cogliendo i mercati di sorpresa, durante l’intervento del 30 novembre davanti al Congresso degli Stati Uniti, il presidente Jerome Powell ha smesso di attribuirle una natura “transitoria” per iniziare a considerarla un fattore più di lungo periodo.

Il timore che al ridimensionamento (tapering) molto più rapido dei programmi di stimolo anti-inflazione possa seguire un rialzo anticipato dei tassi, dopo il loro taglio nel marzo 2020, ha fatto deprezzare le azioni. Al contrario, i mercati obbligazionari hanno invertito la rotta, facendo registrare un rialzo alimentato dal nuovo ceppo Omicron del Covid, e iniziando a scontare un aumento anticipato dei tassi, ora previsto a maggio del 2022.

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Tapering più veloce

“I mercati obbligazionari mondiali si trovano ad affrontare un aumento delle pressioni inflazionistiche e la Fed ha abbandonato la sua visione dell’inflazione come ‘fenomeno transitorio’, aprendo così le porte ad un’accelerazione del tapering”, ha dichiarato Peter van der Welle, strategist del team multi-asset di Robeco.

“La curva dei futures sui Fed funds è diventata più ripida di fronte all’evolversi della posizione degli operatori di mercato, che hanno anticipato la previsione di un rialzo dei tassi, ritenendo che la riunione del FOMC prevista a maggio 2022 prevederà l’annuncio di nuove politiche relative ai tassi.”

“Sulla base della curva degli swap, le aspettative di rialzo dei tassi sembrano puntare di più verso un livello dell’1,75% (rispetto all’attuale 0,25%). Questo implica un tasso di equilibrio relativamente basso rispetto ai precedenti cicli di rialzi, che sta esercitando una forza di attrazione sui rendimenti dei Treasury USA a 10 anni.”

La doccia fredda

I titoli azionari si stavano già riprendendo in seguito all’annuncio della variante Omicron del Covid-19, più contagiosa, che ha causato restrizioni nei trasporti e ulteriori misure di contenimento in Europa, danneggiando soprattutto il comparto dei viaggi e degli alloggi per i turisti.

Il recupero era ancora in corso quando Powell ha dichiarato che la Fed dovrebbe “valutare la possibilità di anticipare di alcuni mesi della fine del tapering sugli acquisti”, dato che “in questo momento l’economia è molto forte e le pressioni inflazionistiche sono elevate”.

“In genere, novembre è un mese caratterizzato da scambi vivaci sui mercati azionari, contribuendo a far crescere i rendimenti da inizio anno in media dell’1%”, ha dichiarato Van der Welle. “Stavolta non è accaduto, e le azioni globali hanno ceduto l’1,5% nel mese. La doccia fredda è arrivata con l’intervento di Powell al Congresso, che ha colto di sorpresa gli analisti.”

Inflazione buona e cattiva

“È un distanziamento molto netto dal mantra di chi ripeteva che “l’inflazione ha natura transitoria”. In questo frangente la Fed sta accentuando i toni aggressivi poiché l’inflazione le sta causando un disagio sempre maggiore. Il livello e la velocità del rialzo dei prezzi aumentano il rischio di effetti secondari sui mercati e di un’inflazione vischiosa.”

“La natura dell’inflazione è importante. In prevalenza l’inflazione attuale non appartiene al tipo “buono” - quello che non provoca un’accelerazione e coincide con un’economia in equilibrio. Al contrario, l’economia globale sta registrando un’inflazione cattiva, causata dai vincoli dell’offerta, che alla fine potrebbe aprire la strada a una ‘pessima’ inflazione.”

“Vista l’attuale forza del mercato del lavoro statunitense, aumentano le possibilità che la natura di questa inflazione prenda il sopravvento; il maggior potere di negoziazione dei lavoratori nei confronti dei datori di lavoro alimenta infatti la spirale salari-prezzi.”

Ulteriore spinta da Omicron

Secondo Van der Welle, Powell ha riconosciuto l’errata valutazione della Fed sull’inflazione. Infatti, la domanda è stata artificialmente soffocata dalla pandemia mentre le pressioni dal lato dell’offerta hanno creato effetti non lineari che sono sfuggiti ai normali modelli macro.

“Il nuovo ceppo Omicron del Covid imprime ulteriore spinta all’ultima svolta di Powell”, aggiunge Van der Welle. “L’OCSE ha avvisato che l’inflazione non diminuirà fino al termine della pandemia. Una nuova variante potrebbe prolungare la battaglia contro il Covid e di conseguenza con l’inflazione.”

Ma non giungono solo cattive notizie: negli Stati Uniti il terzo trimestre si è chiuso con utili aziendali stellari, a dimostrazione che le società stanno continuando a guadagnare ‘pricing power’, facendo ben sperare per le azioni. Non mancano interrogativi sulle tempistiche del tapering e sull’aumento dei tassi, poiché molto dipende dal tasso di attività degli Stati Uniti (il numero di persone attive nel mercato del lavoro) che fornisce un’indicazione concreta sulla vera forza dell’economia.

Tassi di attività e tassi di riferimento

“Continuiamo a pensare che la fine del tapering non implichi una transizione fluida verso un ciclo di rialzo dei tassi, perché idealmente la Fed vorrebbe osservare un tasso di attività più alto prima di aumentare il tasso di riferimento”, sostiene Van der Welle.

“Nel 2022 prevediamo che l’inflazione si attenuerà, offrendo alla Fed un certo margine di manovra per capire se parte del calo del tasso di partecipazione sia ciclico. In definitiva, ciò che conta per i mercati azionari non è tanto la data di rialzo del tasso di riferimento, bensì il grado di avvicinamento verso il tasso di equilibrio.”

“Nello scenario di una Fed iper-rigida nel breve termine, l’economia statunitense riuscirà ad assorbire i primi aumenti dei tassi e continuerà a crescere a un ritmo sostenuto nel 2022”.

“Nel frattempo, la crescita delle infezioni e la scoperta di nuove varianti di Covid possono innescare fasi temporanee di avversione al rischio che favoriranno i titoli di Stato.”

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