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Le banche europee hanno un problema di utili, non di capitale

Le banche europee hanno un problema di utili, non di capitale

28-10-2020 | Visione
Nonostante la gravità della contrazione economica e l’ulteriore aumento dei tassi di default atteso in futuro, crediamo che le banche sopravviveranno alla crisi.
  • Jan Willem de Moor
    Jan Willem
    de Moor
    Senior Portfolio Manager Credit

In breve

  • Spieghiamo un’apparente contraddizione nella performance delle azioni e delle obbligazioni bancarie
  • Le riserve patrimoniali delle banche sono sufficienti ad ammortizzare le probabili ulteriori perdite su crediti
  • Le obbligazioni finanziarie subordinate offrono opportunità in un contesto di rendimenti estremamente bassi

La performance di mercato delle azioni bancarie europee sembra contraddire quella delle obbligazioni emesse da questi istituti. Mentre il mercato azionario sconta una profonda recessione e un aumento dei tassi di default, il mercato obbligazionario, noto per la sua cautela, sembra avere questa volta un atteggiamento molto più favorevole nei confronti delle banche.

A nostro avviso, la performance delle obbligazioni finanziarie è giustificata. Riteniamo infatti che l’indebolimento della crescita economica crei un problema di utili per le banche europee, non un problema di capitale. In particolare, la nostra analisi suggerisce che i bilanci delle banche possono resistere alla compressione dei margini di profitto. Ciò spiega l’attuale differenza di valutazione tra le azioni e le obbligazioni finanziarie.

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Le banche si stanno effettivamente rivelando parte della soluzione

Alla fine del primo trimestre di quest’anno avevamo detto che le banche sarebbero state parte della soluzione a questa crisi e non la causa principale della stessa, contrariamente a quanto accaduto durante la crisi finanziaria globale del 2008. Lo stigma negativo associato al settore bancario era svanito in seguito all’attuazione di un rigoroso quadro regolamentare nel 2011. Queste norme hanno assicurato che le banche europee si trovassero alla vigilia dell’attuale crisi in condizioni assai migliori rispetto al periodo precedente alla crisi finanziaria globale.

Inoltre, questa volte le autorità di regolamentazione, le banche centrali e i governi hanno reagito il modo molto più rapido e incisivo rispetto al 2008. Grazie a un’ampia gamma di misure di sostegno politico attuate subito dopo il sell-off di marzo, le banche hanno potuto resistere a un marcato rallentamento dell’attività economica. Inoltre, visto il rigore mostrato dalle autorità in seguito alla crisi finanziaria globale, oggi c’è spazio per una regolamentazione più morbida del settore.

Le banche centrali hanno intensificato i loro sforzi di finanziamento per sostenere gli istituti bancari. A giugno la BCE ha lanciato le TLTRO III, dando alle banche europee l’opportunità di prendere in prestito altri 1.000 miliardi di euro a tassi molto interessanti su un orizzonte di quattro anni. Molti istituti, soprattutto quelli dell’Europa meridionale, beneficiano anche di garanzie governative sui nuovi prestiti.

Queste misure hanno consentito alle banche di continuare a concedere prestiti alle imprese e alle famiglie. Inoltre, alcuni governi hanno attuato misure dirette, compresi programmi di congedo, per aiutare le aziende facendosi carico di una parte delle loro retribuzioni, in modo da sostenerne la redditività. Di conseguenza, i tassi di default sui prestiti sono rimasti contenuti, il che a sua volta ha stemperato le perdite su crediti. Ciò ha permesso alle banche europee di continuare ad agire come canali di liquidità, sostenendo l’attività nell’economia reale e diventando parte della soluzione.

Riserve di capitale a livelli sufficienti

Quest’anno le banche dovrebbero mettere da parte in media l’1% del loro portafoglio crediti a titolo di accantonamenti per perdite su crediti; si tratta di un importo tre volte superiore a quello dello scorso anno. Benché in aumento, tali perdite sono molto più contenute rispetto alla crisi finanziaria globale, anche se questa volta la contrazione economica è più grave; tutto questo grazie all’effetto ammortizzante delle misure di sostegno governative attualmente in vigore.

Sulla base dei nostri stress test, siamo del parere che le banche siano in grado di assorbire queste maggiori perdite su crediti. I 100 punti base di costo del credito che prevediamo per quest’anno potrebbero salire a circa 200 punti base nel triennio fino al 2022. Stimiamo che ciò rappresenti, in media, circa tre quarti degli utili operativi delle banche. Quindi, malgrado l’aumento significativo dei costi, la maggior parte delle banche continuerà a operare in modo redditizio in questo orizzonte triennale.

Non tutti gli istituti riusciranno a mantenere la redditività, naturalmente, e ci aspettiamo ampie discrepanze tra gli stessi. La selezione degli emittenti è quindi molto importante. Nell’indagine a livello di singola banca sarà necessario esaminare la composizione del portafoglio prestiti, per determinare la natura dell’esposizione ai settori economici. Ad esempio, mentre i settori del commercio al dettaglio, del tempo libero e del turismo sono stati duramente colpiti dalla recessione causata dal Covid-19, altri comparti produttivi vanno avanti a gonfie vele e saranno in grado di rimborsare i loro prestiti.

Questa recessione comporta un problema di utili, non di capitale

Il contesto economico è molto sfavorevole per gli utili, soprattutto a causa dei tassi d’interesse estremamente bassi. Per le banche, prevediamo una flessione prolungata dei margini di interesse netti. La contrazione dell’attività economica graverà anche sulla crescita dei prestiti e sui redditi da commissioni.

Pur essendo evidente che gli utili bancari sono destinati a deteriorarsi, le banche dispongono a nostro giudizio di riserve di capitale sufficienti. Gli istituti europei – e, di fatto, i loro omologhi a livello globale – hanno potenziato le proprie riserve di capitale nell’ultimo decennio in seguito all’attuazione delle norme di Basilea 3 dopo la crisi finanziaria globale.

Se da un lato queste riserve si sono dimostrate adeguate per affrontare la crisi, dall’altro è fondamentale che l’andamento trimestrale dei coefficienti patrimoniali venga monitorato all’aumentare delle perdite su crediti.

La nostra analisi delle maggiori banche europee mostra che le riserve di capitale hanno dato prova di buona tenuta nei mesi successivi a marzo. Tali riserve, o eccesso di capitale, rappresentano la misura in cui il rapporto tra capitale proprio e attività ponderate per il rischio di credito delle banche supera il requisito regolamentare. Nonostante l’aumento delle perdite su crediti nel secondo trimestre, troviamo che, nella maggior parte dei casi, le riserve di capitale sono leggermente aumentate. Ciò è dovuto all’ampio sostegno fornito alle banche, compreso l’alleggerimento dei requisiti normativi.

Rendimento interessante in un contesto di tassi d’interesse persistentemente bassi

Nonostante la gravità della contrazione economica e l’ulteriore aumento dei tassi di default atteso in futuro, siamo dell’avviso che le banche sopravviveranno a questa battuta d’arresto. Molti istituti hanno già subito pesanti perdite su crediti in previsione di tutto questo, per cui l’aumento dei tassi di default non si tradurrà necessariamente in ulteriori perdite.

Inoltre, è possibile che si manifestino alcuni catalizzatori positivi, in quanto le banche potrebbero essere autorizzate a riprendere le distribuzioni di dividendi, il che darebbe impulso al sentiment nei mercati azionari e in quelli del credito.

Un tema molto importante per i mercati del credito in generale è la ricerca di rendimenti. I rendimenti dei titoli di Stato sono molto bassi e rimarranno tali nel prossimo futuro. In questo contesto di tassi estremamente contenuti, i segmenti di mercato che offrono rendimento – come quello delle obbligazioni finanziarie subordinate – continueranno ad attirare l’interesse degli investitori.

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