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La popolazione mondiale non è sostenibile perché sta diminuendo

La popolazione mondiale non è sostenibile perché sta diminuendo

15-09-2020 | Statistiche straordinarie
Il calo della popolazione mondiale è un bene per la sostenibilità, giusto? In un mondo meno affollato ci sono più risorse disponibili, giusto? Non se diventa impossibile provvedere al sostentamento di una società sempre più anziana.
  • Max Schieler
    Max
    Schieler
    Senior Country Risk Specialist at RobecoSAM

In breve

  • Il tasso mondiale di fertilità scende sotto la livello di sostituzione del 2,1
  • Le persone in età lavorativa non basteranno a mantenere i pensionati
  • L’invecchiamento della popolazione ha gravi conseguenze di lungo termine per gli investitori

Che cosa è accaduto?

Secondo una ricerca dell’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington, entro la fine del secolo il calo delle nascite farà diminuire la popolazione in molti paesi, con 23 nazioni che nel 2100 avranno la metà degli abitanti. 1 La popolazione del Giappone è destinata a scendere da un massimo di 128 milioni nel 2017 a meno di 53 milioni a fine del secolo, l’Italia da 61 milioni a 28 nello stesso arco temporale.

Al centro del problema c’è la combinazione letale tra il calo delle nascite, reso possibile dalla maggiore accessibilità alla contraccezione, e la diminuzione dei decessi, grazie agli straordinari progressi in campo sanitario. Se il tasso di natalità scende sotto il 2,1 (visto che non tutti i bambini raggiungono l'età adulta), la popolazione perde gradualmente la capacità di rinnovarsi.

Il tasso di fertilità, ovvero Il numero di figli che ogni donna dà alla luce, è sceso dal 4,7 del 1950 al 2,4 del 2017 e si abbasserà sotto l’1,7 entro il 2100, come mostra la ricerca USA. A Singapore, il dato ha già quasi raggiunto l’1,3.

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Perché è importante?

L’inversione di tendenza sul fronte demografico significa che oggi il numero di ottantenni è pari a quello dei neonati. Ciò implica che nel tempo ci saranno sempre meno persone in età lavorativa in grado di provvedere al sostentamento di un numero sempre maggiore di pensionati. Si forma quindi la cosiddetta “piramide demografica rovesciata”, dove una larga fascia di anziani è sorretta da una base sempre più esigua di giovani.

La popolazione mondiale intanto continua a crescere (raggiungerà il picco di 9,7 miliardi nel 2064 per poi iniziare a calare) e gran parte delle nascite avviene in Africa, dove gli abitanti toccheranno quota 3 miliardi entro il 2100. Ai livelli attuali di PIL pro-capite, l’ironia della sorte vuole che il continente più virtuoso sul fronte demografico sia quello più in difficoltà in termini di sostentamento dei pensionati.

Ed infatti, nell’ambito del Country ESG Ranking semestrale di RobecoSAM, i punteggi di sostenibilità di nazioni altrimenti stabili e ricche sono già in discesa. Il Lussemburgo, per esempio, negli ultimi anni ha ottenuto punteggi sempre più bassi, a causa dei timori legati alla sua capacità futura di fornire servizi agli anziani.

Quali implicazioni per gli investitori?

“La rilevanza demografica per il profilo ESG e la sostenibilità finanziaria di un paese dipende dal fatto che, senza dubbio, esistono molteplici e sfaccettati rischi economici e finanziari associati all’invecchiamento della popolazione,” afferma Max Schieler, Senior SI country analyst di RobecoSAM e tra i redattori del Country ESG Ranking.

“La riforma dell'attuale sistema pensionistico diventa sempre più urgente se si vogliono evitare il collasso dell'assistenza pubblica e problemi a livello di emissioni di debito sovrane. Ma implementare politiche adeguate non è facile, soprattutto in democrazia, dove gli anziani tendono a opporsi a ogni tentativo di tagliare i vitalizi.”

“A lungo termine, quando i pensionati disinvestiranno e liquideranno i propri asset per mantenersi negli anni di inattività, gli investitori potrebbero dover affrontare la flessione dei tassi di risparmio ed il calo dei mercati azionari.”

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