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L’azionario cinese è un mercato troppo grande per essere ignorato

L’azionario cinese è un mercato troppo grande per essere ignorato

31-08-2020 | Visione

L’ascesa della Cina a seconda economia mondiale ha coinciso con la crescita del suo mercato azionario continentale. Eppure, nonostante le dimensioni raggiunte, per molti investitori rimane un paese sconosciuto.

  • Jie Lu
    Jie
    Lu
    Head of Investments China

In breve

  • Il mercato continentale cinese è il secondo più grande al mondo
  • Con l’affievolirsi dei timori sul coronavirus, molte aziende offrono buone opportunità
  • Il paese è in netta ripresa ed è tra i pochi in crescita

Non tutti sanno che il mercato cinese delle azioni di classe A di aziende locali (Hong Kong esclusa) è il secondo più grande al mondo, con una capitalizzazione di quasi 10.000 miliardi di USD, mentre il mercato indipendente delle azioni di classe H di Hong Kong è il quarto per dimensioni.

Eppure, le azioni cinesi di classe A vengono in gran parte disertate dagli investitori, spesso per motivi d’immagine. Con la Cina che, rispetto ad altri paesi, esce in anticipo dalla crisi legata al Covid-19 e si conferma tra le poche economie in crescita, l’interesse degli investitori potrebbe cambiare direzione.

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Gli investitori non possono più ignorare la Cina, ovvero il secondo più grande mercato al mondo

Secondo Jie Lu, Head of Investments per la Cina, pur offrendo ottime opportunità agli investitori growth, questo immenso mercato è in gran parte inesplorato e sottoutilizzato dall’Occidente.

“Il problema è soprattutto che, fino al 2018, le azioni di classe A non rientravano nell’Indice MSCI Emerging Markets e, quindi, non erano molto conosciute a livello globale”, sostiene. “Adesso però sono troppo grandi per essere ignorate.”

“Il peso delle azioni cinesi nell’MSCI EM è salito dal 5% al 20% e il completamento dell’inclusione le porterebbe alla ribalta mondiale. Ma ci sono alcuni ostacoli che le autorità cinesi devono superare prima di poter incrementare l’inclusione, rendendo innanzitutto più torbido il mercato.”

“Permangono alcune criticità in termini di divulgazione e trasparenza, ed è per questo che gli investitori internazionali hanno poca familiarità con la regione. Prevediamo che la questione verrà affrontata nei prossimi cinque anni.”

Inclusione delle azioni di classe A da parte dell’MSCI

Emergere dopo il lockdown

Lu sostiene che, nonostante il duro colpo subito dal paese a causa del coronavirus, in realtà molte aziende hanno beneficiato del lockdown. “Ad essere favoriti sono stati tre tipi di società,” afferma. “Innanzitutto le società di e-commerce, i venditori online e i fornitori di intrattenimento su Internet che, con le serrande abbassate, hanno approfittato del passaggio al virtuale. I loro affari vanno ancora a gonfie vele.”

“Poi vengono le aziende di settori come la sanità, che con il Covid-19 hanno registrato ottime performance. Infine c’è il terzo gruppo, quello delle società favorite dagli incentivi anti-crisi, come quelle che si occupano di infrastrutture per l’industria, i materiali edili e la logistica.”

“Insomma, c’è davvero l’imbarazzo della scelta! Per le società meno floride, comunque, in ogni settore c’è sempre qualcuno impegnato nel consolidamento, anche in tempi difficili. Forse le più piccole verranno acquistate oppure, per sopravvivere, dovranno trovare qualcuno con cui fondersi.”

Quattro pilastri per le riforme

Secondo Lu, c’è molto da guadagnare dai quattro pilastri del progetto con cui la società cinese del XXI secolo vuole portare il proprio tenore di vita ai livelli dell’Occidente: riqualificazione dei consumi grazie alla maggiore ricchezza dei cittadini, progresso basato su tecnologia e innovazione, riforme strutturali con maggiore attenzione all’ambiente e riqualificazione industriale (vetture ecologiche incluse).

“Noi investiamo in titoli growth con prezzi ragionevoli, puntando su questi quattro ambiti tematici,” continua. “Il Covid-19 ha spinto la Cina ad avviare nuovi investimenti nelle infrastrutture e a concentrarsi sugli aspetti tecnologici.”

“Si progettano massicci investimenti nell’AI, nei big data centres, in impianti ad altissima tensione e molto altro, con la pandemia che ha accelerato lo sviluppo della tecnologia e la trasformazione dell’industria.”

Dipende tutto dall’investimento attivo

Come spiega Lu, gli investimenti passivi sull’azionario cinese non hanno alcun senso. Invece di essere uno svantaggio, infatti, la sua famigerata inefficienza trasforma il mercato in un paradiso per gli investitori attivi come Robeco.

“La nostra deviazione dall’indice è molto, molto marcata, il che ci rende investitori decisamente attivi,” continua. “Il mercato azionario cinese è estremamente inefficiente e, per gestori attivi come noi, presenta parecchie opportunità di investimento da sfruttare.”

“Un mercato inefficiente è l’ideale per consentire a chi si occupa di selezione titoli di mostrare la propria abilità nello scegliere i vincenti. Investire passivamente, invece, non ha senso, perché si perderebbero moltissime occasioni.”

Riparte il motore della crescita

Infine, secondo Lu, gli investitori dovrebbero riconoscere che la Cina sta riassumendo il ruolo di motore della crescita mondiale. Nel quarto trimestre del 2019, prima dell’inizio della pandemia, il PIL era cresciuto del 5,9%, per poi perdere il 6,8% nei primi tre mesi del 2020, quando i colossi dell’industria cinese hanno dovuto chiudere. Nel secondo trimestre, quando le cose hanno iniziato a tornare alla normalità, la crescita è stata del 3,2%.

“A giugno a Pechino c’è stata una seconda ondata di coronavirus, ma nel giro di due settimane la situazione era sotto controllo, grazie a un sistema di tracciamento molto efficace e al gran numero di test effettuati,” sottolinea Lu.

“Riteniamo che in alcune città si verificherà una terza o quarta ondata, ma tutto tornerà sotto controllo piuttosto rapidamente. Prevediamo più focolai isolati piuttosto che un altro lockdown nazionale. Gli investitori non hanno molto da temere a riguardo.”

Nessuna nuova bolla

Intanto, gli incentivi pianificati dalla Cina non dovrebbero creare nuove bolle, sostiene Lu. “Stavolta, sul fronte monetario, l’immissione di ulteriore denaro da parte della banca centrale è stato più contenuto, con agevolazioni perlopiù fiscali. Quindi, non si andrà ad alimentare la bolla del credito e, secondo noi, non ci saranno battute d’arresto.”

“La Cina è ancora l’unico paese in grado di segnare risultati positivi quest’anno. E adesso è sulla buona strada per una ripresa a forma di V, con gli investitori che potranno contare su maggiori certezze, visibilità e stabilità per il proprio denaro.”

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