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Benvenuti nel mondo dell’investimento in stile flipper

Benvenuti nel mondo dell’investimento in stile flipper

29-10-2019 | Rubrica
In un vortice di notizie contraddittorie, i mercati sembrano aver creato un nuovo stile di investimento che ricorda il flipper. Eppure, anche se l'esito delle notizie è al 50 e 50, il rapporto rischio-rendimento è asimmetrico. Mentre, un’ulteriore inasprimento della guerra commerciale o della Brexit (sul fronte Regno Unito e Europa) potrebbe provocare una reazione negativa dei prezzi, il lato positivo che verrebbe innescato da notizie positive sembra a questo punto nettamente maggiore.
  • Fabiana Fedeli
    Fabiana
    Fedeli
    Global Head of Fundamental Equities

In breve

  • Addio value vs growth, benvenuto stile flipper!
  • Gli investitori sono pronti al cambiamento, hanno solo bisogno di qualcosa che lo provochi
  • L'esito delle notizie è al 50 e 50, ma il rapporto tra rischio e rendimento è asimmetrico

Pubblichiamo questa rubrica in ritardo rispetto al solito. Ci aspettavamo che succedessero così tante cose nelle ultime due settimane che abbiamo ritenuto più sensato attendere l'esito degli eventi. Erano infatti in programma la visita del vicepremier cinese negli USA Liu il 10 ottobre, che ha ritardato l’aumento dei dazi inizialmente previsto per il 15 ottobre, e il voto del Parlamento britannico sulla Brexit nel week-end, con il Primo Ministro Johnson costretto a chiedere l'ennesima proroga a Bruxelles.

La nostra conclusione è che, pur non avendo molte certezze in più rispetto a 10 giorni fa né in tema di dazi né in tema di Brexit, siamo in grado di capire meglio fino a che punto alcune delle parti in causa sono disposte a trovare una soluzione.

Nonostante i proclami sul no-deal, Boris Johnson ha lavorato sodo per risolvere la questione del confine irlandese e proporre un nuovo accordo e, se si esclude il problema dei confini, per il resto la sua proposta non sembra molto diversa da quella dell’ex-Primo Ministro May.

Concedeteci di pensare che il sig. Johnson non voglia passare alla storia come colui che ha mandato il Regno Unito fuori dall’Unione Europea. O forse è stata solo la straordinaria pressione esercitata dal Parlamento britannico a portare in rianimazione il possibile accordo sulla Brexit. Detto questo, la probabilità di no-deal rimane elevata, se non a fine ottobre forse a fine gennaio 2020.

Il presidente Trump, invece, coinvolto in una procedura di impeachment, deve affrontare la violenta reazione del suo partito al ritiro delle truppe americane dalla Siria e l’economia statunitense mostra segnali di rallentamento. È soprattutto quest’ultimo elemento a preoccupare Trump, visto che l'eventuale calo della performance del mercato azionario statunitense potrebbe allontanare una parte dei suoi elettori. Di conseguenza, il presidente ci tiene più che mai a mostrare di aver “chiuso l'affare” con la Cina.

Ma adesso è la Cina a fare la difficile. L’amministrazione cinese sa infatti che nessun accordo è al sicuro con un tipo volubile come Trump. Molto probabilmente il presidente Xi sta tenendo sott’occhio i sondaggi elettorali su Trump, nella speranza che, con l’aumentare delle controversie che lo riguardano, l'economia USA si indebolisca e renda meno probabile una sua rielezione. Siamo onesti: un nuovo presidente - repubblicano o democratico che sia - sarebbe altrettanto severo nei confronti della Cina, ma anche molto meno volubile e più affidabile in fase di negoziazione.

In questo vortice di notizie contraddittorie, i mercati sembrano aver creato un nuovo stile di investimento.

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Lo stile flipper

Lasciamoci alle spalle tutti i discorsi su value, growth e momentum che, negli ultimi anni, abbiamo ascoltato fino allo sfinimento, e diamo il benvenuto a uno stile nuovo di zecca: lo stile flipper. In un contesto dall’esito incerto, i mercati hanno fatto schizzare i vari tweet nella direzione che ogni volta pareva più logica. L’accordo commerciale si fa, i mercati azionari guadagnano e i titoli più rischiosi sovraperformano; l’accordo commerciale non si fa, i mercati azionari perdono e si diventa più difensivi.

È così che si sta comportando il mercato dall’inizio di settembre, quando è stata annunciata la ripresa delle trattative per un accordo commerciale. Da allora, l’azionario USA ha sottoperformato rispetto al Giappone, ai mercati emergenti e all’Europa, e lo stile value è riapparso su tutti i mercati. Ovviamente la sovraperformance del value è stata più netta a settembre, ma è comunque proseguita anche nel mese di ottobre. Negli USA l’inversione tra value e momentum si è rivelata particolarmente drammatica a settembre, il che è imputabile al fatto che la correlazione tra value e momentum è ai minimi storici da quasi 30 anni, con il value assolutamente ipervenduto.

Fuori dai confini USA, non ha convinto la sovraperformance né del value né dei mercati azionari. Ciò non stupisce, visto che la crescita globale e gli utili continuano a deteriorarsi, con le revisioni degli utili in peggioramento in tutte le regioni principali. Pertanto, affinché il value e l'azionario registrino sovraperformance più convincenti fuori dai confini USA, devono migliorare i dati macroeconomici o almeno dovrebbero giungere notizie positive sul fronte commerciale che ne rendano più probabile il miglioramento.

In questa evidente e folle alternanza, gli ultimi movimenti del mercato ci mostrano che gli investitori sono pronti al cambiamento

Tuttavia, in questa evidente e folle alternanza, gli ultimi movimenti del mercato ci mostrano una cosa: che gli investitori sono pronti al cambiamento. Hanno solo bisogno di qualcosa che lo provochi. È probabile che la fase 2 dell'accordo commerciale stimoli ulteriormente i mercati emergenti e il Giappone e, se la Brexit non finisce nel caos, lo stesso dovrebbe valere per l’Europa. L'azionario USA dovrebbe sottoperformare e - all’interno dei vari mercati - i titoli più rischiosi come i value e i ciclici tornerebbero favoriti.

Di sicuro, nessuna risoluzione o significativa battuta d’arresto dei negoziati USA-Cina (come la ripresa dei dazi originariamente previsti) riporterebbe a un'avversione al rischio, con i mercati azionari globali in sottoperformance rispetto alle altre classi di asset e, tra gli azionari, è probabile che siano il mercato USA e i titoli più difensivi a prevalere.

Rapporto rischio-rendimento asimmetrico

Questo esito incerto si riflette nell’outlook a cinque fattori redatto dal nostro team di investimento, che al momento sono neutrali per i mercati azionari sia sviluppati che emergenti. La neutralità delle conclusioni indica che il flipper potrebbe far schizzare la prossima serie di tweet e il prossimo flusso di notizie in qualsiasi direzione. Eppure, anche se l'esito delle notizie è al 50 e 50, il rapporto rischio-rendimento è asimmetrico. Fuori dai confini USA, i mercati hanno già scontato molte di queste incertezze e la (mancata) crescita degli utili oggi è a un livello che non giustifica una così grande disparità di valutazioni.

Per i mercati emergenti l'aspettativa di crescita degli utili è pari al 2,3% per il 2019 (rapporto P/E a 13,2 volte), rispetto al 2,3% degli USA (rapporto P/E a 18,6 volte). Per il Giappone e l’Europa prevediamo utili rispettivamente in calo dello 0,9% e in crescita dell’1,3%, scontati con un rapporto P/E pari a 13,7 volte per il Giappone e 14,8 volte per l’Europa. Se è probabile che l’ulteriore inasprimento della guerra commerciale o - per quanto riguarda il Regno Unito e l’Europa - della Brexit provochi la reazione negativa dei prezzi, in questa fase il rialzo che verrebbe innescato da notizie positive sembra nettamente maggiore.

Il rialzo che verrebbe innescato da notizie positive sembra nettamente maggiore

È chiaro che la domanda successiva a cui dare risposta è: il sentiment di propensione al rischio innescato dalle buone notizie sul fronte commerciale è destinato a durare? Tutto dipenderà dalla velocità con cui il contesto macroeconomico globale e, di conseguenza, gli utili societari, riusciranno a riprendersi. Con la conferma del sostegno da parte delle principali banche centrali e con il governo cinese che continua a stimolare gradualmente l'economia interna, dobbiamo solo sperare che il momentum positivo del mercato duri abbastanza a lungo da dare alle aziende il tempo necessario a riprendere i propri piani di spesa.

A questo punto, non sappiamo se ci sarà un accordo commerciale a breve. Ma possiamo dire che il flipper non vede l’ora di scegliere la direzione verso cui rilanciare. È ovvio che in questo momento un accordo commerciale non risolve quelle che, probabilmente, saranno le tensioni strategiche di lungo termine tra USA e Cina. Tensioni che sono destinate a perdurare anche nel prossimo futuro, visto che la concorrenza tra i due paesi e la sicurezza delle tecnologie sono temi di lungo periodo.

Eppure è difficile individuare adesso misure che potrebbero avere lo stesso effetto paralizzante sulla crescita globale di dazi fino al 25% su oltre 650 miliardi di USD nel commercio bilaterale USA-Cina. Chissà in quale direzione le palette e i bumper del nostro flipper porteranno i mercati azionari. Una cosa è certa, se li rilanciano verso risultati positivi, le dinamiche del mercato sono pronte a rivoluzionare le regole del gioco.

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