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Aria di cambiamento, con gli investitori che affrontano un 2017 roseo nonostante l'incognita Trump

Aria di cambiamento, con gli investitori che affrontano un 2017 roseo nonostante l'incognita Trump

09-01-2017 | Visione

Il 2017 porterà "aria di cambiamento", consentendo agli investitori di affrontare con ottimismo i nuovi rischi legati a Trump, afferma Lukas Daalder di Robeco.

  • Lukas Daalder
    Lukas
    Daalder
    Chief Investment Officer

In breve

  • Il consensus prevede una ripresa della crescita globale e un ritorno alla reflazione
  • Il passaggio da stimoli monetari a misure fiscali dovrebbe favorire i titoli azionari
  • Il rischio maggiore è rappresentato dalle prossime mosse del presidente Trump

Secondo Daalder gli osservatori di mercato concordano nel prevedere che l'aumento della crescita globale, la tendenza reflazionistica e il passaggio dagli stimoli monetari a quelli fiscali si riveleranno più positivi che negativi, così come le reazioni - in un senso o nell'altro - alle scelte del presidente eletto Donald Trump.

“Come spesso avviene a inizio d'anno, non parleremo di quello che il 2017 ci riserverà secondo noi, ma di quello che potrebbe avere in serbo secondo il consensus,” spiega Daalder, Chief Investment Officer di Robeco Investment Solutions.

"In generale, riteniamo che l'importanza del consensus sia sottovalutata e costituisca il benchmark di valutazione degli sviluppi. Per esempio, analizzando i dati sull'occupazione USA si osserva che i mercati finanziari reagiscono non tanto al numero effettivo di posti di lavoro dichiarati, bensì allo scostamento di tale valore rispetto alle aspettative del mercato."

"È uno dei motivi per cui prestiamo così tanta attenzione agli indici Citi Surprise: è l'effetto sorpresa a muovere i mercati. Conoscere le aspettative degli analisti è quindi un punto di partenza fondamentale per capire da dove potrebbero giungere i principali rischi e le maggiori sorprese."

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I dati economici si sono rivelati più positivi del previsto, mostrando una ripresa del momentum sulla crescita. Fonte: Bloomberg, Robeco.

Reflazione protagonista

Ma in cosa crede davvero il consensus e in che modo la realtà potrebbe rivelarsi diversa? “L'ottimismo è dovuto alla potenziale accelerazione dell'economia mondiale, mentre i rischi sono quasi tutti legati all'incognita rappresentata dal nuovo presidente americano," sostiene Daalder.

“Per quanto riguarda le prospettive di crescita, è fondamentale capire se nel 2017 le autorità sapranno ridare vigore all'economia, stimolando la crescita e, di conseguenza, l'inflazione. La parola chiave sarà quindi "reflazione", nella convinzione quasi unanime di un passaggio da misure monetarie a misure fiscali."

Secondo Daalder, sono due gli elementi principali che emergono dalle aspettative del consensus:

  • In generale, i piani di Trump sono ben visti, ma con una fondamentale riserva: nessuno sa con certezza che cosa prevedano esattamente. L'ipotesi più accreditata è che nel 2017 Trump farà aumentare il deficit USA, fino a raggiungere valori che alcuni prevedono pari al 5% del PIL.
  • Tuttavia, è probabile che gli effetti positivi della maggior parte dei programmi di Trump si avvertano nel 2018 invece che nel 2017. Una riforma fiscale non può essere realizzata dall'oggi al domani e i frutti di investimenti destinati alle infrastrutture si colgono sempre a distanza di tempo.
  • Oltre i confini statunitensi le previsioni sono molto più incerte. C'è chi ritiene che Canada, Regno Unito, Giappone ed Europa stiano cercando di rivitalizzare le proprie economie spendendo per nuove infrastrutture, senza però riuscire a fare la differenza.
  • Numerosi report citano la tensione del mercato del lavoro di USA, Giappone, Regno Unito e Germania come uno dei punti chiave del 2017. Le retribuzioni potrebbero aumentare favorendo i consumatori ma, al tempo stesso, potrebbero generare spinte inflazionistiche e ridurre i margini di profitto.
  • Sul fronte delle tensioni commerciali e del superamento della globalizzazione, quasi tutti si dichiarano estremamente fiduciosi: “Tariffe proibitive, ma nessuna guerra commerciale” e "sarà il buon senso a prevalere" sono i commenti più diffusi sull'argomento.

Per quanto riguarda invece le prospettive di crescita, Daalder giudica l'attuale quadro contrastante. “Le migliori aspettative relative del consensus riguardano il Giappone, con la maggior parte degli analisti che prevede un'accelerazione della crescita superiore alla media degli ultimi tre anni," prosegue. “Detto questo, la media è talmente bassa (0,8%) da rendere l'obiettivo prefissato piuttosto facile da raggiungere.”

“La situazione negli USA è più complessa, con il tasso medio di crescita previsto (2,1%) leggermente inferiore al tasso di crescita effettivo (2,2%). A questo proposito è interessante notare che anche i sostenitori dei programmi di Trump evitano di tradurre il proprio entusiasmo in stime di crescita più elevate. Per quanto riguarda l'Europa, invece, il consensus è unanime nell'invitare alla prudenza, con previsioni di crescita che non superano l'1,5%.”

Reflazione o crescita?

Se confrontate con le stime relative all'inflazione, le previsioni diventano meno chiare, afferma Daalder. Al momento il consensus parla di 2,3% per gli USA e di 1,3% per l'Eurozona. “Sebbene alcuni report vedano di buon occhio la prospettiva reflazionistica del 2017 (soprattutto per gli USA), le previsioni di crescita non sono migliorate”, prosegue Daalder.

“Nel complesso gli analisti sembrano credere più al ritorno dell'inflazione che non alla ripresa della crescita. Pur confermando gli sviluppi a cui abbiamo assistito sui mercati obbligazionari, sembra esserci uno squilibrio tra l'andamento dei mercati azionari e i numeri espressi dal consensus sulla crescita.”

“I casi sono due: o i titoli hanno già superato l’obiettivo di valutazione, oppure il consensus di tipo top-down si mantiene prudente in fatto di aspettative di crescita. Ben più rischioso ci sembra il fatto di trascurare palesemente i potenziali effetti negativi della deglobalizzazione: è difficile credere che a prevalere sarà il buon senso, soprattutto considerato il carattere di Trump. ”

Il destino dei titoli azionari è legato agli utili

Secondo Daalder, un altro messaggio ricorrente è che le previsioni per le azioni dipenderanno essenzialmente dagli utili societari dell'anno a venire, dopo i record di fine 2016.

“Numerosi report hanno osservato che lo squilibrio tra crescita degli utili - negli ultimi anni prevalentemente negativa a livello globale - e rendimenti azionari per lo più positivi, ha fatto aumentare il prezzo delle azioni in termini di PE (la cosiddetta espansione multipla). ”

“Osservando l'Indice MSCI World, per esempio, si nota che negli ultimi sei anni gli utili per azione sono scesi del 3%, mentre l'indice è salito del 37%. Gli utili societari saranno quindi un elemento chiave per la crescita di questo mercato.”

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