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Il voto anti-establishment dell’Italia esacerba la crisi delle banche

Il voto anti-establishment dell’Italia esacerba la crisi delle banche

05-12-2016 | Visione

L’Italia ha assestato l’ultimo colpo anti-establishment con la bocciatura da parte degli elettori del piano di riforma della costituzione del paese, aggravando i problemi per le banche italiane, affermano gli esperti di Robeco

  • Léon  Cornelissen
    Léon
    Cornelissen
    Chief Economist
  • Mark  Glazener
    Mark
    Glazener
    Fund Manager Robeco NV
  • Olaf  Penninga
    Olaf
    Penninga
    Senior portfolio manager fixed income

In sintesi:

  • L’Italia boccia la modifica costituzionale che avrebbe ridotto i poteri del Senato
  • La bocciatura mette sotto pressione i titoli bancari italiani; la BCE sostiene le obbligazioni
  • La maggiore minaccia è l’avanzata dell’estrema destra in vista delle elezioni presidenziali francesi

Il risultato 60-40 è stato essenzialmente un’ulteriore rivolta “anti-establishment” in uno scenario di diffusione del populismo dopo il referendum sulla Brexit di giugno e la vittoria di Donald Trump a novembre, dichiara il Chief Economist Léon Cornelissen. Il voto complica la risoluzione della crisi bancaria italiana, afferma il gestore azionario Mark Glazener, mentre le obbligazioni del paese dovrebbero trovare il sostegno della Banca Centrale Europea, secondo il gestore obbligazionario Olaf Penninga.

L’euro ha inizialmente registrato una correzione di 1,5 centesimi rispetto al dollaro, prima di recuperare, mentre le azioni italiane sono scese dell’1,2%, e gli spread decennali italiani sono aumentati di 12 pb rispetto ai Bund tedeschi.

La riforma costituzionale era finalizzata a ridimensionare il ruolo del Senato italiano, per eliminare il bicameralismo vigente nel paese. In Italia, infatti, il governo deve ottenere la fiducia delle due camere, e le frequenti sfiducie hanno prodotto 63 governi negli ultimi 70 anni. Con le dimissioni del primo ministro Matteo Renzi subito dopo il risultato, l’Italia dovrà dar vita al 64° governo.

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Anti-establishment?

“Si è trattata di una sonora sconfitta per Renzi, ma non è giunta a sorpresa”, afferma Cornelissen. “L’ironia vuole che le riforme proposte da Renzi, presentate in funzione anti-establishment, siano proprio state bocciate dal movimento anti-establishment”.

“Questo voto, tuttavia, è stato anche considerato un voto su Renzi e sulle sue politiche europeiste, e quindi in questo senso si tratta di un’altra rivolta populista. Il principale vincitore in questo caso sarà il Movimento 5 Stelle, populista e guidato dall’ex attore comico Beppe Grillo.”

‘È probabile che il nuovo governo modifichi la legge elettorale’

“In termini pratici, non vi saranno molte conseguenze, anche se le pressioni sul presidente per convocare nuove elezioni sono aumentate, e quindi è probabile che quest’ultimo cerchi di prendere tempo. Lo scenario più probabile resta che il presidente incarichi un governo tecnico guidato dall’ex magistrato anti-mafia Pietro Grasso, attualmente presidente del Senato, oppure Pier Carlo Padoan, il ministro dell’economia che gode di un’ottima reputazione internazionale.

“È probabile che il nuovo governo modificherà la legge elettorale, riducendo le probabilità di una maggioranza populista alle prossime elezioni che si dovranno tenere entro il 23 maggio 2018”.

Leader del Partito Democratico, Renzi è stato primo ministro dal mese di febbraio del 2014. Eletto a 39 anni, è stato il più giovane capo di governo della UE e del G7. Renzi è stato il principale architetto della riforma costituzionale e su di essa aveva puntato la sua carriera politica.

La minaccia principale viene dalla Francia

Cornelissen ritiene che le elezioni presidenziali previste in Francia ad aprile 2017 suscitino timori nettamente maggiori, per il rischio che venga eletta la candidata di estrema destra Marine Le Pen. Con un voto di ballottaggio il 4 dicembre, gli elettori in Austria hanno bocciato il candidato di estrema destra alle presidenziali, anche se - a differenza della Francia - la presidenza francese è sostanzialmente di rappresentanza e non esecutiva.

“Il sollievo di Bruxelles dopo la vittoria del candidato ambientalista alle elezioni presidenziali austriache è stato di breve durata, afferma Cornellissen. “Il timore principale è rappresentato dalle ripetute sconfitte dei politici di centro nell’Eurozona. La prossima rischia di essere la Francia.”

Cornelissen afferma che, mentre la riforma costituzionale potrebbe essere considerata arcana, i problemi con cui il nuovo governo italiano dovrà fare i conti sono reali. “Nel breve termine, la questione principale è come gestire il problema e la ricapitalizzazione delle banche: alla sola Monte dei Paschi di Siena occorrono EUR 5 miliardi.”

‘Dal punto di vista economico, l’Italia è l’anello debole dell’Eurozona’

“È tuttavia probabile che questo sarà risolto senza far ricorso alle nuove regole europee del bail-in per le banche, poiché le famiglie italiane che detengono debito bancario subordinato sono troppo numerose. Se chi ha investito nella convinzione di aver effettuato un investimento sicuro vedrà applicare un massiccio haircut con la svalutazione del debito per un bail-in, allora sì che rischiamo di assistere ad una vera rivolta populista. Per questo motivo sarà tutto gestito senza l’applicazione delle regole sul bail-in.”

“Dal punto di vista economico, l’Italia è l’anello debole dell’Eurozona a causa dei suoi tassi di crescita strutturalmente bassi e delle ripetute crisi bancarie, ma finché l’Italia avrà un governo che sulla carta sottoscrive le regole europee, la BCE interverrà come guardiano del mercato obbligazionario italiano.”

Banche italiane sotto i riflettori

“Con la vittoria dei no, l’attenzione è ritornata sulle banche italiane che hanno accumulato crediti in sofferenza per EUR 300 miliardi,” afferma Mark Glazener, gestore del fondo Robeco NV che in vista del referendum ha ceduto azioni italiane.

“Questi crediti in sofferenza o inesigibili rappresentano il 18% di tutti i prestiti bancari pendenti in Italia. Oltre il 75% di questi crediti è nei confronti del sistema imprenditoriale. Dall’inizio della crisi del debito sovrano, altri paesi dell’Eurozona hanno affrontato il problema dei crediti in sofferenza, a differenza dell’Italia dove sono rimasti in aumento.”

“Uno dei motivi è ascrivibile alla lentezza del sistema giudiziario italiano e alla legislazione spesso obsoleta. Di tutti i prestiti, il 40% è garantito da collaterale, ma per una banca occorrono spesso anni per entrare in possesso del collaterale e rivenderlo per ripagare il credito. La vittoria dei “sì” al referendum avrebbe aperto la strada ad un sistema giudiziario migliore e più efficiente, che avrebbe permesso di semplificare queste procedure. Con una crescita nulla o stagnante dell’economia italiana, il problema bancario difficilmente sarà risolto. Per questo motivo non eravamo investiti in Italia prima del referendum”.

‘Metterà sotto pressione diverse banche minori già in difficoltà’

Glazener ritiene che dopo la vittoria dei “no”, i piani per ricapitalizzare Monte dei Paschi di Siena, la banca nata 544 anni fa e oggi rappresentativa delle condizioni del sistema bancario italiano, saranno messi in discussione. Era stato concordato con la BCE una pacchetto di salvataggio che, se non verrà approvato, costringerà a ricorrere ad un bail-in politicamente inaccettabile per il governo italiano.

Glazener avverte che “questo darà vita ad un braccio di ferro tra i burocrati di Bruxelles e il governo italiano che rischia di penalizzare diverse banche minori, già in difficoltà”.

La BCE sosterrà il mercato obbligazionario

“La BCE continuerà a sostenere il mercato obbligazionario italiano attraverso il suo programma di acquisti”, ha dichiarato Olaf Penninga, gestore del fondo Euro Government Bonds, che comprende il debito sovrano italiano.

“L’Italia è la terza maggiore economia dell’Unione Europea, e il maggiore mercato di obbligazioni sovrane dell’Eurozona, e quindi la BCE è ben consapevole della sua vulnerabilità. È probabile che quanto è avvenuto ieri convincerà la BCE a prorogare il suo programma di acquisto di obbligazioni oltre il mese di marzo 2017, per frenare ulteriori forti incrementi dei rendimenti obbligazionari italiani.”

“Inoltre, nelle ultime settimane molti investitori hanno ridotto le proprie posizioni in titoli di Stato italiani, il che accresce la possibilità che possano rientrare sul mercato per sfruttare il notevole incremento dei rendimenti che i titoli sovrani italiani offrono rispetto ad altri asset a reddito fisso.”

“Questo solido scenario tecnico fa nettamente da contraltare rispetto alla debolezza dei fondamentali italiani, motivo che ci aveva indotto a chiudere la nostra sottoesposizione ai titoli di Stato italiani la scorsa settimana nel fondo Euro Government Bond e la posizione corta nel fondo Global Total Return Bond.”