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La Cina mostra la sua forza politica, ma saprà ancora reagire alle situazioni più complicate?

La Cina mostra la sua forza politica, ma saprà ancora reagire alle situazioni più complicate?

06-01-2022 | Previsioni mensili
La prova di forza attuata dalla Cina per risolvere i suoi problemi manterrà gli investitori cauti fino a quando l’economia interna non farà registrare una crescita maggiore.
  • Peter van der Welle
    Peter
    van der Welle
    Strategist SMAS

In breve

  • Una dura azione politica mira a ridurre le disuguaglianze e a contrastare la minaccia del populismo
  • La crisi del settore immobiliare ha indebolito i catalizzatori nazionali della crescita
  • Una politica espansiva più marcata favorisce la stabilizzazione ciclica nel primo semestre 

Il Paese ha intrapreso diverse azioni politiche risolute e ha lanciato il suo programma “Prosperità comune” per affrontare le principali minacce sia alla crescita che alla stabilità interna. L’efficacia di queste misure resta una questione aperta, a detta dello strategist Peter van der Welle.

Inoltre, data l’influenza spinta ben oltre i propri confini, il team multi-asset di Robeco ha assunto una posizione di portafoglio neutrale sia sulle azioni cinesi che sui mercati emergenti. 

“Nel 2022, la Cina sarà probabilmente in cima ai pensieri degli investitori, a prescindere dalle Olimpiadi invernali in programma a febbraio nella città di Pechino”, commenta Van der Welle. “La sola Cina negli ultimi dieci anni ha generato il 30-40% della crescita annuale del PIL globale e nel 2020 ha ricondotto il ciclo economico globale verso la ripresa.”

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Gli stimoli perdono colpi

“Nel 2021, tuttavia, una decelerazione indotta dalla politica interna ha ridotto il contributo cinese alla crescita globale, mentre le economie sviluppate hanno recuperato terreno. Negli ultimi tempi i principali catalizzatori interni della crescita cinese – settore immobiliare, produzione manifatturiera e infrastrutture – hanno perso colpi.”

“In vista dell’atteso ridimensionamento dell’impulso monetario e fiscale in Occidente, a partire dal 2022, la traiettoria di crescita cinese assume ancora maggior rilevanza per l’economia globale. Quindi, ora più che mai, con il sopraggiungere del nuovo anno gli investitori devono chiedersi: ‘Cosa c’è nella lista dei desideri di Pechino per il 2022?’”

Il potere economico della Cina è tale per cui anche piccole oscillazioni nella sua traiettoria di crescita sono in grado di influenzare gli altri Paesi asiatici. Negli ultimi anni le azioni dei mercati emergenti hanno sottoperformato quelle dei Paesi sviluppati e perso appeal in un portafoglio multi-asset.

Prosperità comune

Uno dei problemi riguarda l’iniqua distribuzione della ricchezza prodotta dai circa 1,4 miliardi di abitanti del Paese, che ha portato il governo a introdurre il programma “Prosperità comune”. La Cina sta anche cercando di incrementare il benessere dei più poveri per evitare qualsiasi disordine sociale che minacci il regime.

“In termini di disparità della ricchezza, la società cinese è pressoché al livello degli Stati Uniti: l’1% delle famiglie più ricche possiede un terzo della ricchezza del Paese”, afferma Van der Welle. “Il presidente Xi Jinping teme che l’eventuale perdurare di questa disuguaglianza eroderà la classe media.”

“Ne conseguirebbe una polarizzazione e un aumento del populismo osservato negli Stati Uniti, con potenziali rischi per il Partito comunista. L’establishment politico cinese sa che i maggiori problemi del Paese si annidano al suo interno, considerando l’elevatissimo rapporto debito totale/PIL del 270%, una popolazione che invecchia e che inizia a peggiorare gradualmente l’indice di dipendenza demografica e, infine, i costi ambientali crescenti.” 

L’implementazione fa la differenza

Per affrontare queste sfide a lungo termine, il programma ”Prosperità comune” si concentra su tre settori problematici. “L’implementazione fa la differenza e, di conseguenza, i responsabili politici hanno imposto restrizioni a quei settori con forti concentrazioni di ricchezza e potere di mercato, in particolare i settori immobiliare, tecnologico e dell’istruzione", dichiara Van der Welle.

“Per esempio, la politica delle “tre linee rosse” della People’s Bank of China (PBOC) – un rapporto passività/attività inferiore al 70%, un rapporto di indebitamento netto inferiore al 100% e un rapporto liquidità/debito a breve termine superiore a 1x – ha imposto un deleveraging forzato al settore immobiliare. A farne le maggiori spese è stata Evergrande, che è avviata verso un processo di ristrutturazione del debito.” 

Non è facile leggere il futuro

Ci si chiede quindi se la stretta abbia funzionato e se il 2022 riserverà agli investitori un allentamento dell’interventismo statale nel settore corporate, che farebbe ben sperare le azioni cinesi e dei mercati emergenti. 

“Non esistono evidenze concrete perché è difficile prevedere il futuro della Cina”, aggiunge Van der Welle. “Le restrizioni che rallentano i prezzi e le vendite di case cinesi danneggiano anche la crescita dei consumi interni perché erodono l‘effetto ricchezza’.”

“Storicamente, esiste una forte correlazione positiva tra la crescita dei consumi cinesi e i prezzi degli immobili residenziali nazionali, poiché la ricchezza delle famiglie è in maggior parte costituita dagli asset immobiliari.”

Non dimentichiamo il Covid-19

Nel frattempo, la pandemia da Covid-19 continua a preoccupare il mondo, al momento sospinta dalla variante Omicron che ha causato una nuova ondata di chiusure. 

“Data la strategia Covid a tolleranza zero e le prove emergenti circa l’inefficacia del vaccino Sinovac contro Omicron (anche dopo un richiamo), a breve l’isolamento potrebbe intensificarsi in Cina”, avverte Van der Welle. 

“Ciò potrebbe comportare un’ulteriore riduzione della domanda interna, per di più alla vigilia delle Olimpiadi invernali. I politici cinesi dovranno mostrare la loro agilità e capacità di districarsi fra tutti questi rischi di riduzione della crescita.”

Predisporre un atterraggio morbido

Tutti gli occhi saranno puntati sulla risposta dei massimi vertici. “Per dimostrare le sue doti di leader del partito socialista, in vista del Congresso del Partito del 2022, probabilmente il presidente Xi darà prova di determinazione nel salvaguardare la stabilità sociale predisponendo un atterraggio morbido per l’economia nel breve termine”, afferma Van der Welle. 

“L’allentamento della politica monetaria attraverso ulteriori tagli alla quota di riserva obbligatoria (RRR) e un’inversione positiva del credit impulse nel primo semestre 2022 saranno, insieme all’impiego di stimoli fiscali e ad un allentamento della regolamentazione immobiliare, gli strumenti politici più scontati.” 

“Sin da dicembre la PBoC e il ministero delle finanze hanno espresso il loro impegno per assicurare una crescita stabile, accennando a tagli fiscali e ad una ragionevole ed ampia liquidità.” 

Ma la questione è ancora aperta

Saranno misure sufficienti? “Un ridimensionamento del deleveraging, della decarbonizzazione e della svalutazione del patrimonio residenziale appare sempre più probabile, tuttavia manteniamo un approccio “attendista”, aggiunge Van der Welle. 

“Visto l’acuirsi delle tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti (soprattutto riguardo a Taiwan), i vantaggi derivanti al presidente Xi da un ulteriore aumento della produttività interna attraverso politiche robustamente interventiste non sono venuti meno.” 

“Il programma “Prosperità comune” non è destinato ad esaurirsi a breve. Per gli investitori ne consegue grande incertezza. Un ulteriore elemento negativo deriva dalla possibilità che Omicron imponga alla Cina pesanti lockdown durante le Olimpiadi invernali.”

“La Cina ha già dimostrato la sua forza politica, ma resta da vedere se saprà ancora reagire alle situazioni più complicate. “Per il momento rimaniamo neutrali sulle azioni cinesi e sui titoli dei mercati emergenti.” 

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