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La fine del QE è vicina!

La fine del QE è vicina!

10-07-2017 | Previsioni mensili

Secondo Lukas Daalder di Robeco, i messaggi contrastanti delle banche centrali potrebbero implicitamente segnalare la fine del quantitative easing.

  • Lukas Daalder
    Lukas
    Daalder
    Chief Investment Officer

In breve

  • Inversione di rotta sia della Banca d’Inghilterra che della BCE
  • Recenti comunicati potrebbero suggerire la fine dello stimolo monetario
  • Restiamo in sottopeso sui titoli di stato e neutrali sull'azionario
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Negli ultimi anni le banche centrali sono riuscite a non turbare i mercati con i propri annunci, assumendo posizioni mai troppo estreme né troppo vaghe. Tuttavia, i recenti capovolgimenti in tema di politiche monetarie fanno pensare che le banche centrali vogliano “spingere” i mercati a considerare possibile la fine della fase di easing in Europa, afferma Daalder, Chief Investment Officer di Robeco Investment Solutions.

Daalder cita una famosa frase dell’ex-presidente della Fed Alan Greenspan: “Da quando lavoro per una banca centrale, ho imparato a fare discorsi poco coerenti. Se dovessi risultare particolarmente chiaro, è perché avete frainteso quello che ho detto.”

La fine del QE è vicina!

“Per le banche centrali comunicare non è sempre facile,” continua Daalder. “Quando uno risulta ‘particolarmente chiaro’ - per dirla alla Greenspan - gli possono essere rinfacciate passate affermazioni non appena, per esempio, l’economia inverte la rotta. Se si è troppo vaghi, però, i mercati vanno in confusione e non sanno cosa aspettarsi. La soluzione migliore, quindi, è scegliere la via di mezzo: lasciare aperte più porte, non essere mai particolarmente chiari e cercare di spingere i mercati nella direzione giusta.”

“Questa strategia è stata seguita con successo: gli annunci delle politiche monetarie sono diventati appuntamenti piuttosto noiosi. Il fatto che la Fed sia riuscita a gestire tre aumenti dei tassi in un ciclo restrittivo e abbia annunciato i primi passi di rientro dal QE senza turbare azioni e obbligazioni è la prova che, sul fronte della comunicazione, qualcosa ha funzionato.”

“Tenendo a mente quanto sopra, è sconcertante assistere a quello che è successo da questa parte dell’Atlantico nelle ultime settimane: cosa stanno cercando di dirci le banche centrali europee? Tutto sembra indicare sempre più chiaramente che il quantitative easing è agli sgoccioli.”

Banca d’Inghilterra

Secondo Daalder, la rinnovata azione di spinta della solitamente pacata Banca d’Inghilterra (BoE) potrebbe annunciare una fase di inasprimento. Il 15 giugno, il capo economista della BoE Andrew Haldane è stato uno dei cinque membri del Comitato di politica monetaria a votare per il mantenimento dei tassi allo 0,25%. Tuttavia, nel giro di una settimana, Haldane ha cambiato versione, definendo prudente la rinuncia a qualche stimolo e, il 28 giugno, gli ha fatto eco il governatore della BoE Mark Carny - altro sostenitore del blocco dei tassi.

“Come si spiega un cambio di iedea così repentino?” si chiede Daalder. “In realtà non c’è niente di male o di strano se un banchiere centrale cambia idea. Dopo l’inatteso verdetto del referendum sulla Brexit nel 2016, la BoE ha introdotto ulteriori misure di stimolo monetario per ammortizzare il colpo che, si pensava, l’economia del Regno Unito avrebbe subito. Il colpo non è mai arrivato e l’economia ha continuato a crescere, il che adesso potrebbe essere un buon motivo per rimuovere parte di quegli stimoli supplementari.”

Difficile capire perché la BoE dovrebbe cambiare opinione proprio adesso.

“Detto questo, è difficile capire perché la BoE dovrebbe cambiare idea proprio adesso, soprattutto se si considerano le previsioni di crescita ridotta, il fatto che i consumatori sono schiacciati tra prezzi in aumento e redditi reali in calo e il track record di posizioni piuttosto morbide della BoE nei confronti delle impennate temporanee dell’inflazione. Quindi, se la BoE fa sul serio e vuole davvero preparare il mercato a un imminente aumento dei tassi, allora nei prossimi mesi dovremo aspettarci ulteriori spinte (e dati economici migliori).”

Entra in scena la BCE

A questo punto entra in scena la Banca Centrale Europea (BCE), con una situazione abbastanza diversa, ma con una spinta altrettanto contrarian, voluta dal suo presidente Mario Draghi. “Recentemente anche la BCE sta inviando segnali contrastanti,” sostiene Daalder.

“All’incontro di giugno Draghi ha sorpreso i mercati abbassando le prospettive 2018 sull’inflazione fino all’1,3%, a riprova del fatto che non sono in atto forti pressioni inflazionistiche, visto che la maggiore rigidità del mercato del lavoro non ha fatto aumentare i salari. Persino per il 2019 la BCE prevede un’inflazione pari soltanto all’1,6% valore che, tecnicamente, è addirittura inferiore agli obiettivi. Il messaggio implicito è che nessuno ha fretta di cambiare l’attuale mix di politiche.”

Nessuna scelta radicale, solo un’ulteriore spinta.

“Poi c’è stato il discorso di Draghi del 28 giugno: la sua affermazione che ‘forze deflazionistiche sono state rimpiazzate da forze reflazionistiche’ è stata uno shock per il mercato e ha fatto impennare sia l’euro che i rendimenti dei titoli di stato. Forse Draghi è stato ‘particolarmente chiaro’ e ora la BCE cerca di convincere il mercato di averlo frainteso...”

Impatto sui mercati

“E noi, a che punto siamo?” La trama è piuttosto confusa, ma la conclusione è che in Europa siamo vicini alla fine del QE. È interessante osservare che la banca centrale più esplicita in tal senso (la BoE) è quella meno credibile, mentre chi minimizza su questa prospettiva (la BCE) avrebbe ottime ragioni per andare fino in fondo. Non ci aspettano scelte radicali, ma nei prossimi mesi assisteremo sicuramente ad ulteriori azioni di spinta.”

Daalder ritiene che l’impatto netto sui mercati finanziari si tradurrà in rendimenti dei titoli di stato europei sempre più elevati e, quindi, in prezzi sempre più bassi. “Essendoci mantenuti in sottopeso sui titoli di stato, non ci lamentiamo dei recenti sviluppi,” continua.

“L’azionario è stato aiutato dal contesto, caratterizzato da bassi rendimenti e bassi spread, mentre la prospettiva di un ridimensionamento da parte delle banche centrali può penalizzare il sentiment. Non aspettandoci improvvise o repentine variazioni delle politiche monetarie, la nostra esposizione all’azionario si mantiene neutrale. Le sole modifiche al portafoglio sono state apportate sul fronte valutario, con la chiusura della posizione short sulla sterlina britannica.”