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Votare per promuovere la S di ESG

Votare per promuovere la S di ESG

21-02-2022 | Visione

Secondo gli specialisti di corporate governance di Robeco le questioni sociali avranno maggiore priorità nella prossima tornata di voto per delega.

  • Michiel  van Esch
    Michiel
    van Esch
    Senior Engagement Specialist
  • Antonis Mantsokis
    Antonis
    Mantsokis
    Active Ownership Analyst

In breve

  • Finora il sociale ha ricevuto meno attenzioni rispetto all’ambiente e alla governance
  • All’uguaglianza di genere, alla discriminazione razziale e ai diritti umani serve un salto di livello
  • Il voto può contribuire a cambiare il comportamento delle aziende e rientra nel dovere fiduciario degli azionisti

Se è vero che le questioni ambientali sono fondamentali nella lotta contro il riscaldamento globale e che la governance domina l’agenda delle imprese ormai da anni, la S è per tradizione il “figlio di mezzo” dell’ESG e viene spesso tenuta in disparte durante le assemblee generali degli azionisti, sostengono Michiel van Esch e Antonis Mantsokis.

Eppure, questioni sociali come il raggiungimento dell’uguaglianza di genere, il pagamento di salari dignitosi e il mantenimento di luoghi di lavoro salubri stanno diventando imprescindibili per il successo delle imprese. Un modo per affrontarle è parteciparle alla stagione delle votazioni per delega, che si svolge tra febbraio e maggio, quando gli investitori votano alle assemblee generali degli azionisti (AGM)

“Le tematiche sociali hanno tradizionalmente ricevuto poca attenzione in fase di voto per procura; le agende di gran parte delle AGM, infatti, si concentrano su questioni legate all’ambiente e alla governance,” spiega Van Esch. “Oggi l’urgenza dei cambiamenti climatici è così impellente che gli investitori devono affrettarsi a proporre dei piani di decarbonizzazione.”

“Nemmeno la governance ha mai fatto fatica a convincere gli investitori della propria rilevanza finanziaria, tanto è vero che molte pratiche di governance sono state pensate per favorire gli azionisti. Per qualche motivo, invece, le tematiche sociali devono ancora riuscire a imporsi come finanziariamente rilevanti.”

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Doppia materialità

Molti studi cercano di capire se la diversità produce utili aziendali superiori, oppure se il pagamento di salari dignitosi favorisce in qualche modo gli azionisti. “Ma questo è solo un lato della medaglia,” afferma Van Esch. “Per coglierne davvero la rilevanza, le tematiche sociali vanno osservate attraverso la lente della doppia materialità, dove materialità e prominenza convergono.”

“Lo vediamo, per esempio, nel settore della tecnologia, dove questioni di diritti umani fondamentali come privacy e libertà di espressione sono associate a rischi rilevanti come il rischio normativo e il controllo pubblico. Di conseguenza, chiedere al consiglio di vigilanza di un'azienda tecnologica di aumentare i controlli in materia di diritti umani ha senso anche dal punto di vista economico, oltre che essere nell’interesse della nostra società”.

Il potere del voto

Gli investitori sono sempre più espliciti nel promuovere le questioni ESG presso aziende poco inclini al cambiamento e bisognose di una spinta. Gli azionisti possono votare contro la rielezione degli amministratori, rifiutarsi di approvare pacchetti salariali grazie al sistema “Say on Pay” e presentare delibere di modifica a specifiche politiche aziendali. Molti si sono concentrati su questioni ambientali e di governance, ma le cose stanno cambiando.

“Negli ultimi cinque anni abbiamo visto gli azionisti sollevare questioni legate alla gestione del capitale umano, proponendo delibere specifiche alle AGM di numerose società,” spiega Mantsokis. “All’ultima tornata di AGM, abbiamo votato a favore del 96% delle proposte introdotte dagli azionisti su questioni sociali.”

“Da quando il Covid-19 ha evidenziato le scarse tutele per i lavoratori, resi ancora più vulnerabili dai lockdown, gli investitori che si interessano di pratiche aziendali hanno iniziato a sollevare anche numerose questioni sociali.”

"Gli azionisti hanno chiesto alle aziende di pubblicare report sulle iniziative introdotte per contrastare le molestie sessuali, sugli sforzi compiuti per favorire diversità e inclusione e sulle politiche adottate in materia di forza lavoro in generale.”

Maggiore sostegno

Il sostegno degli azionisti a delibere di natura sociale è cresciuto dal 17% di voti a favore nel 2020 a una media del 45% nel 2021, come riferisce la Glass Lewis, società di consulenza per l’esercizio del voto per delega. Gli investitori, quindi, si rendono conto dell’importanza di queste tematiche e alle aziende non resta che prendere misure adeguate per affrontarle.

Al momento, agli investitori sta sempre più a cuore la questione dell’uguaglianza di genere. “Dal 2015, abbiamo assistito a oltre 60 proposte di delibera da parte di azionisti intenzionati a contrastare le disuguaglianze salariali per motivi non soltanto di genere, ma anche di razza,” sostiene Mantsokis.

“Le proposte chiedevano alle aziende di rendere pubblica qualsiasi disparità esistente tra uomini e donne con mansioni e qualifiche analoghe. Abbiamo l’impressione che la pubblicazione di dati completi (compresi quelli sulle disuguaglianze salariali) e una maggiore trasparenza accrescerebbero l’avanzamento delle donne verso posizioni manageriali.”

“Al tempo stesso, aumenterebbe anche la produttività e si garantirebbe un trattamento equo a tutti i dipendenti, senza distinzioni di genere. Di conseguenza, continueremo a sostenere le richieste di pubblicazione di dati più precisi sull'argomento.”

Puntare all’uguaglianza di razza

Il Black Lives Matter, iniziato come movimento di protesta contro la brutalità della polizia USA, oggi affronta anche questioni legate all’eventualità che le aziende discriminino la comunità nera o altre minoranze.

“Alle votazioni per delega del 2021, i delegati degli azionisti e gli investitori si sono fatti promotori di delibere incentrate sull’uguaglianza razziale,” afferma Van Esch. “Hanno proposto alle società (in gran parte istituti finanziari) di effettuare controlli in tema di uguaglianza razziale, per capire fino a che punto le attività aziendali potessero ripercuotersi negativamente su stakeholder non di razza bianca e comunità di colore.”

“Altre proposte chiedevano ad alcune società tecnologiche di relazionare sull’eventuale esistenza di regolamenti interni o di norme non scritte che potessero aggravare il razzismo, e su come, invece, intendessero promuovere la giustizia sociale.”

Una prospettiva più ampia

Se molte di queste proposte hanno ricevuto grande sostegno da parte degli azionisti, non tutte sono state approvate, con solo l’11% degli investitori di un’importante società tecnologica e il 38% di un gruppo farmaceutico che hanno votato a favore. Le autorità di regolamentazione e i mercati azionari stanno intervenendo con maggior rigore, per ampliare la prospettiva del concetto di diversità e di quello che ci si aspetta dalle aziende.

“In mercati come il Regno Unito e gli USA, ci accorgiamo che le best practice si stanno evolvendo verso orizzonti più ampi rispetto alla sola diversità di genere,” sostiene Mantsokis. “Per esempio, il Nasdaq ha spinto le aziende operanti al suo interno a pubblicare report sulla composizione dei consigli di amministrazione al di là dell'uguaglianza di genere, obbligandole a nominare membri che dichiarino di appartenere a minoranze razziali o alla comunità LGTBQ.”

Due diligence

La due diligence dei diritti umani consente alle aziende di gestire proattivamente rischi avversi potenziali ed esistenti. È un’area che, in molti settori, mostra ancora ampi margini di miglioramento. Quasi la metà delle aziende esaminate dal Corporate Human Rights Benchmark, che classifica le società globali in questo ambito, non guadagna neanche un punto per gli sforzi fatti in materia di due diligence dei diritti umani.

Potrebbe essere utile fare appello al dovere fiduciario degli azionisti in senso lato, invitandoli a responsabilizzare le società che non riescono a migliorare. Pur trattandosi di un importante fattore ESG, infatti, di norma la questione dei diritti umani riesce ad arrivare in AGM solo grazie alle proposte degli azionisti.

“Quest’anno abbiamo dato alla questione un ruolo più centrale nella nostra politica di voto, opponendoci alla nomina di membri strategici in aziende coinvolte in controversie sociali e sprovviste di processi di due diligence in tema di diritti umani,” spiega Van Esch.

“Nel complesso, nella prossima tornata di assemblee il nostro approccio sarà molto più deciso. È ora che le aziende diano la giusta priorità alle questioni sociali.”

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