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Il dilemma dei dati nella lotta al cambiamento climatico

Il dilemma dei dati nella lotta al cambiamento climatico

19-04-2021 | Visione
Tutti sono d'accordo che frenare il riscaldamento globale significa tagliare le emissioni di gas serra. Ma ottenere i dati giusti non è così semplice.
  • Thijs Markwat
    Thijs
    Markwat
    Researcher

In breve

  • In base alla fonte, le emissioni sono classificate in Scope 1, 2 o 3
  • I dati hanno problemi di retroattività e di sovrapposizione
  • L'approccio deve essere sia qualitativo che quantitativo
Investimento climatico: da emergenza a soluzione
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Ciò è evidente quando si tracciano i livelli di emissioni e in particolare si cerca di stabilire la loro provenienza. Per l'investimento e l'impegno è essenziale essere in grado di identificare le aziende responsabili. 

Per dare un'idea più chiara della fonte delle emissioni in relazione alle aziende, esse sono classificate in vari ambiti che prendono il nome di emissioni di Scope 1, 2 o 3. In breve, le emissioni di Scope 1 sono quelle generate in maniera diretta da un'azienda; quelle di Scope 2 sono create dalla generazione dell'elettricità o del calore necessario per realizzare un prodotto; mentre quelle di Scope 3 sono causate dall'intera catena del valore, compreso l'utente finale del prodotto nel suo ciclo di vita.

Ma non si tratta semplicemente di sommare metri cubi di gas serra – sempre che si riesca ad avere tale informazione. Vi sono tre problemi principali derivanti dal fatto che, per definizione, qualsiasi dato acquisito ha sempre natura storica. 

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I dati guardano al passato

“Un problema fondamentale dei dati sull’impronta di carbonio è rappresentato dal fatto che guardano al passato, con un lag temporale medio di circa due anni. Quindi, se ci mettiamo ad analizzare il carbonio, stiamo in effetti esaminando la realtà del 2019”, afferma Thijs Markwat, data scientist per il clima di Robeco. 

“Ciò significa che i dati non forniranno informazioni sulla preparazione alla transizione energetica da parte di un'azienda. Ciò di cui abbiamo veramente bisogno sono metriche più lungimiranti. Un'impronta di carbonio come quella di cui disponiamo oggi non mi dice se l'azienda decarbonizzerà in futuro”.

Fornitori concorrenti

Il secondo problema non è che non vi sono dati sufficienti, ma che provengono da fonti multiple e sovrapposte, spesso in contraddizione tra loro. “I dati di Scope 1 e 2 sono relativamente facili da ottenere, ma non vi è quasi alcuna correlazione sulla scala utilizzata da parte dei diversi provider di dati”, afferma Markwat. “Il vero problema è che non si tratta di misure vere e proprie, ma di modellazioni. Ciò significa che abbiamo a che fare con delle stime”. 

Inoltre, gli ambiti stessi non ci raccontano l'intera storia. Ad esempio, mentre un costruttore di automobili produrrà emissioni relativamente basse di Scope 1 e 2 nella fabbricazione di un'auto a benzina, l'utilizzatore del veicolo brucerà benzina per molti anni, causando emissioni di Scope 3 molto elevate per quanto riguarda i fumi di scarico.  

Ma le sfide legate ai dati non dovrebbero impedirci di agire. “La carenza di dati viene utilizzata come una scusa da alcuni per evitare di affrontare la questione di petto”, prosegue Markwat. “Dobbiamo fare attenzione a non definire l'intero problema come un problema di dati; è più una sfida analitica causata dai dati stessi. Sappiamo quali sono i settori ad alta intensità di carbonio, quindi possiamo agire in tal senso”.

Numeratore vs. denominatore

La terza questione riguarda le metriche da utilizzare, in quanto l’approccio attuale è in gran parte quantitativo, anche quando dovrebbe essere qualitativo. “L'impronta di carbonio è al numeratore, ma esiste anche il denominatore”, afferma Markwat. 

“Quindi, si valutano le aziende in termini di impronta di carbonio per fatturato o per valore aziendale? Questi fattori fanno un’enorme differenza nel momento in cui il diritto comunitario richiede una cosa e le leggi in altre regioni e Paesi richiedono qualcosa di diverso. Occorre un approccio più mirato”.

Questo articolo è tratto dalla nostra piattaforma per l’investimento climatico

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