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“Dobbiamo agire adesso”

“Dobbiamo agire adesso”

18-04-2019 | Intervista

Stiamo sbattendo contro un muro? Gilbert Van Hassel, CEO di Robeco, parla della leadership nell’investimento sostenibile, di opportunità di business, dell’assenza di regolamentazione e di chiare definizioni, degli SDG e della sfida di rimanere sempre un passo avanti agli altri.

  • Peter van Kleef
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    van Kleef
    Chief Editor

Nel 2018 Robeco ha modificato la propria missione per includere tra i suoi obiettivi la “creazione di ricchezza e benessere”. È un’idea che trova risposta presso i clienti? Oppure prevale ancora la sensazione che la sostenibilità e il rendimento finanziario siano due obiettivi incompatibili?

“Non esiste una sola risposta a questa domanda. Nei Paesi Bassi, e nell’Europa settentrionale più in generale, abbiamo fatto enormi progressi. Qui l’incorporazione di criteri di sostenibilità fa già parte dell’obbligo fiduciario dei fondi pensione, quindi i due obiettivi sono perfettamente compatibili. Ma persino nei paesi scandinavi, che sono in effetti leader in quest’area, il grado di integrazione varia notevolmente. Norvegia e Svezia sono molto avanti, ma gli investitori in Danimarca si domandano ancora se è possibile conciliare i due obiettivi e come incide il perseguimento del benessere sulla creazione di ricchezza.”

“Un numero crescente di studi accademici dimostra che esiste un legame tra sostenibilità e creazione di valore a lungo termine. Soprattutto per quanto riguarda la componente di governance (la “G” di ESG), questi risultati iniziano ad essere definitivi. Tuttavia, servono ulteriori ricerche accademiche per stabilire il collegamento completo tra sostenibilità e rendimenti finanziari.”

“Negli Stati Uniti, per contro, la maggior parte dei fondi pensione è soggetta all’ERISA, una norma del Dipartimento del Lavoro in base alla quale la loro responsabilità fiduciaria prevede la massimizzazione dei rendimenti per conto dei partecipanti. Finché non vi saranno prove certe di una relazione causale tra sostenibilità e creazione di ricchezza, questi fondi non saranno in grado di adottare gli investimento sostenibili in misura significativa. Il problema è che non disponiamo ancora di un’evidenza scientifica sufficiente: le serie di dati sono troppo limitate e i track record dei fondi troppo brevi per dare loro un peso accademico. Finché le responsabilità fiduciarie non saranno riformulate, la loro partecipazione sarà tutt’al più marginale. Questi fondi pensione hanno le mani legate.”

Gli investitori spesso parlano di “rendimenti corretti per il rischio”. Ritieni che l’integrazione ESG tenda soprattutto a ridurre il rischio o incrementare i rendimenti?

“Credo che faccia entrambe le cose più o meno in ugual misura. Se il rischio aumenta nel tempo, il rendimento chiaramente tende a fare altrettanto. Se adottiamo una visione semplicistica del futuro – se non cambiamo il modo in cui trattiamo il clima, con le emissioni di CO2 – è evidente che prima o poi andremo a sbattere contro un muro. L’economia globale smetterà di crescere e comincerà a contrarsi, spazzando via un ingente ammontare di valore. Essenzialmente, quindi, rischio e rendimento sono per me due facce della stessa medaglia.”

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Diresti che il settore dei servizi finanziari sta facendo al momento un esame di coscienza?

“Certamente. E non si tratta solo di una fase transitoria. Naturalmente, molti vedono in questo una ghiotta opportunità e stanno quindi balzando sul carro dell’ESG. Ma sono convinto che la sostenibilità diventerà uno standard in men che non si dica. In questo momento è una moda, ma tra tre o quattro anni l’investimento sostenibile sarà una pratica universale. Ed è essenziale che questo accada. Se leggiamo i rapporti scientifici sui cambiamenti climatici e sulle emissioni di CO2, ci rendimento conto che dobbiamo davvero agire adesso.”

“Allo stato attuale delle cose, ci stiamo dirigendo dritti verso quel muro. La gente diventa ogni giorno più ansiosa. Credo che sia i governi che le imprese debbano assumersi le proprie responsabilità, così come ognuno di noi a livello individuale. La sopravvivenza della società umana nel lungo periodo dipende da questo, e richiederà un sforzo enorme da parte dell’intero pianeta. La questione è se possiamo permetterci di farlo da un punto di vista economico. Ma, ancora una volta, possiamo permetterci di non farlo? Come sarebbe il mondo in questo caso?”

“Una delle difficoltà maggiori sta nel decidere come definire la sostenibilità. Sembra che il numero di cose considerate sostenibili cresca di anno in anno. Se si amplia la definizione per includere non solo il clima, ma anche la diversità, l’uguaglianza del reddito e la povertà, allora è dolorosamente evidente che la situazione deve cambiare.”

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SGD) forniscono un quadro chiaro che non si limita solo al clima. È un grande passo avanti?

“Penso che gli SDG offrano un quadro davvero valido, perché ci consentono di definire meglio il significato di sostenibilità. Ma questo non basta. Il prossimo passo consiste nel poter misurare e riferire in merito alla sostenibilità. E ciò richiede ancora molto lavoro. È assolutamente importante sviluppare un quadro di riferimento in questo senso con l’aiuto delle autorità di regolamentazione europee.”

“Noi abbiamo abbracciato gli SDG fin dall’inizio. Siamo stati tra i primi a lanciare un prodotto azionario SDG e, successivamente, siamo stati i primi a sviluppare un modello che ci permettesse di applicare questi obiettivi anche in ambito obbligazionario. Tutto questo va benissimo, ma in ultima analisi gli SDG avranno un impatto davvero significativo solo quando l’UE avrà elaborato un quadro rigoroso e disporremo di definizioni generalmente accettate. Solo allora saremo in grado di misurare realmente la sostenibilità e osservare l’impatto sugli SDG. Quindi, sì, possiamo giocare un ruolo in tutto questo, ogni gestore può dare un contributo. Ma in definitiva serve uno sforzo coordinato, sotto l’impulso della normativa comunitaria, che permetta alle autorità di attingere alle competenze di settori come i nostri.”

Robeco è un pioniere nel campo dell’investimento sostenibile. Tuttavia, in quanto leader, devi sempre fare i conti con il cosiddetto “handicap del progresso”. I concorrenti non hanno bisogno di reinventare la ruota. Come può Robeco mantenere il suo vantaggio competitivo?

“Questo è sicuramente un problema che mi tiene sveglio la notte, nonostante la nostra azienda abbia l’innovazione nel sangue. Investiamo molto tempo ed energie in essa. Nel caso dell’investimento sostenibile, tutto è iniziato grazie all’entusiasmo di un team di Zurigo, che ha cominciato ad analizzare le aziende spinto da un’autentica passione per le soluzioni ecologiche e abbracciando l’ideologia della sostenibilità. Da allora abbiamo fatto molta strada insieme. La sostenibilità è diventata parte integrante dell’analisi finanziaria. Io la chiamo “ricerca applicata”, perché viene utilizzata per analizzare il valore degli asset e gioca un ruolo nella costruzione di portafogli e, in ultima analisi, nella generazione di alfa. Abbiamo fatto grandi passi avanti, ma abbiamo ancora tanta strada da percorrere. E non ci sono limiti neppure su questo.”

Il processo si sta evolvendo abbastanza velocemente?

“Solo il tempo lo dirà. Ma quando vedo cosa fanno i concorrenti... È vero, l’handicap del progresso gioca a nostro sfavore, ma il processo di costruzione dell’esperienza e delle competenze non può essere affrettato. Ci vuole tempo, per definizione. E abbiamo ancora un reale vantaggio sui nostri concorrenti. Ce lo dicono i nostri clienti. Siamo avvantaggiati dal fatto di operare in quest’ambito da molto tempo, avendo avuto quindi la possibilità di guadagnare esperienza, migliorare e fare progressi. Lo sviluppo di competenze richiede tempo e molte ore di pratica. Penso che gli altri possano forse recuperare un po’ di ritardo, ma noi saremo sempre in testa al gruppo.”

Questa intervista è stata pubblicata per la prima volta su S Sustainability Inside

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