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I piani di Trump potrebbero avere risvolti positivi per le azioni USA

I piani di Trump potrebbero avere risvolti positivi per le azioni USA

14-02-2017 | Visione

I piani del nuovo presidente USA, Donald Trump, potrebbero un impatto finale positivo sulle azioni USA, affermano i gestori Boston Partners.

  • Josh Jones
    Josh
    Jones
    Portfolio Manager Boston Partners Asset Management
  • Chris Hart
    Chris
    Hart
    Manager Robeco Global Premium Equities Fund

In sintesi

  • La riduzione delle tasse sulle società potrebbe avvantaggiare molte azioni USA
  • I cambiamenti regolamentari favorirebbero soprattutto le banche e il comparto dell’energia
  • I dazi penalizzerebbero le società statunitensi con fornitori esteri.

Il nuovo presidente populista ha promesso di tagliare le imposte sulle imprese, notoriamente alte, insieme alle tasse sulle persone e di abrogare poi la regolamentazione riguardante Wall Street e il settore dell’energia. Ha però anche minacciato di imporre dazi doganali sulle importazioni con una campagna protezionistica “Compra americano, assumi un americano” destinata a creare nuovi posti di lavoro, che però potrebbe penalizzare le società statunitensi con strutture o fornitori all’estero.

“Le tasse sulle imprese statunitensi sono tra le più alte al mondo, e devono diminuire,” dichiara Josh Jones, co-gestore di portafoglio del fondo Boston Partners Global Premium Equities. “Se le imprese crescono e assumono lavoratori, la base imponibile negli Stati Uniti aumenterà. E questo è un aspetto positivo. Le società possono quindi dedicarsi a ciò in cui sono produttive e assumere personale, anziché pensare a dove rilocalizzarsi per ridurre l’impatto fiscale.”

“Questo potrebbe quindi essere un elemento fortemente positivo. Il populismo si è imposto perché le persone sono stanche di perdere il lavoro. Sta accadendo ovunque. Il protezionismo non è utile alla redditività delle imprese o alla crescita economica, ma il mondo attraversa questi cicli. Con Trump, però, è difficile fare previsioni; l’imprevedibilità sarà alta, e fermarsi a indovinare se una proposta sarà realizzata oppure no, non è l’approccio giusto. L’approccio corretto è comprendere le conseguenze per le società in cui investiamo.”

“Ad esempio, immaginiamo di avere due azioni quotate a 15 volte gli utili, entrambe con un potenziale di rialzo simile in termini di fair value. Però ci rendiamo conto che una di esse sarebbe penalizzata da Trump, mentre l’altra non lo sarebbe. Allora la cosa ovvia da fare sarebbe di spostare più capitali verso l’azione che non risentirebbe delle politiche di Trump. Desideriamo quindi minimizzare i rischi che accada qualcosa, di positivo o di negativo, senza sacrificare le caratteristiche del portafoglio.”

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Minore regolamentazione, maggiori profitti

Anche la riduzione della regolamentazione sarebbe un elemento notevolmente positivo, afferma il gestore responsabile del fondo, Chris Hart. “Al momento si prevede che Trump vorrà per prima cosa ridurre le tasse sulle imprese, poi ridurre le tasse sulle persone e in terzo luogo, e probabilmente soprattutto, ridurre in modo netto la regolamentazione imposta alle imprese dall’amministrazione Obama,” dichiara.

“Questi livelli di regolamentazione sono probabilmente stati i principali responsabili di gran parte del mancato effetto moltiplicatore della politica espansiva della Federal Reserve sull’economia. In questo momento non vi è realmente alcun segnale di recessione. La riduzione delle tasse e lo snellimento della regolamentazione offrirebbero sostegno alla crescita economica; è molto difficile quantificarne l’effetto, ma è sicuramente positivo.”

“In genere, i dazi non favoriscono la redditività delle imprese”

L’elemento potenzialmente più dannoso - soprattutto per i mercati emergenti compresi nell’universo del fondo - sono i dazi minacciati da Trump, conferma Jones. “Non sappiamo realmente cosa accadrà con la legislazione in materia di dazi doganali, ma se qualcosa andasse in porto potremmo registrare un impatto piuttosto profondo sulla redditività delle imprese,” avverte.

“In genere, i dazi non favoriscono la redditività delle imprese, mentre la delocalizzazione attraverso la globalizzazione si è rivelata positiva per gli utili. Di conseguenza, invertire il processo dovrebbe rivelarsi negativo. Tuttavia, non è molto chiaro se Trump stia utilizzando la minaccia dei dazi come tattica negoziale per indurre le società a mantenere gli impianti negli USA anziché trasferire la produzione all’estero. Di conseguenza, siamo molto prudenti nell’analisi delle nostre esposizioni di portafoglio, poiché non sappiamo ancora se queste misure saranno adottate.”

Settori favoriti: banche ed energia

Negli USA, i due settori preferiti del fondo sono quelli destinati a beneficiare maggiormente dei cambiamenti regolamentari. “Siamo sovresposti alle banche e all’energia negli USA,” conferma Jones. “Attualmente le maggiori banche USA sono meno convenienti di prima, anche se presentano ancora prezzi ragionevoli con un certo potenziale di crescita degli utili e stanno restituendo valore agli azionisti. Manterremo quindi la nostra sovresposizione finché non troviamo alternative migliori.”

“Apprezziamo alcuni dei nostri titoli energetici USA più di quelli di altri paesi del mondo. Abbiamo individuato opportunità soprattutto nelle società mid e small cap attive nella esplorazione e produzione di energia, come Diamondback Energy e Parsley Energy che operano nel Bacino Permiano. Si tratta di società gestite molto bene, con un patrimonio a basso costo e una buona estensione.”

Cina, l’elefante

Jones è del parere che i mercati emergenti siano diventati più rischiosi, primo fra tutti “l’elefante nella stanza”, la Cina. “Se Trump aumentasse realmente i dazi doganali, le ripercussioni per i mercati emergenti sarebbero molto negative,” avverte. “Il nostro timore principale è che la Cina si trovi in un ciclo del credito molto ampio. Se confrontate la crescita dell’offerta di moneta della Cina, l’espansione del credito e i debiti in sofferenza con quelli di altre gravi crisi bancarie, ne capirete le dimensioni mostruose. È superiore alla crisi dei sub-prime negli USA. La situazione è pesante.”

“Se vogliono continuare a concedere prestiti e aumentare l’offerta di moneta, tamponando tutto questo debito inesigibile, allora forse dovranno iniziare un programma di quantitative easing più aggressivo, che verosimilmente svaluterebbe lo yuan. Sarebbe quindi un problema reale per i mercati emergenti e per i mercati mondiali nel loro insieme, che sono ora tutti concentrati sulla cosiddetta “reflation trade”.

Minaccia del populismo in Europa

In Europa, il paese più virtuoso fino ad ora è stata la Gran Bretagna dopo il voto sulla Brexit per lasciare l’UE, afferma Jones. “È in Gran Bretagna che potrebbero emergere le maggiori opportunità nei prossimi 6-9 mesi dal punto di vista bottom-up,” sottolinea. “Esse saranno generate esclusivamente dalla valutazione interessante e dalla reazione eccessiva alla Brexit. La valutazione per molte società britanniche orientate all’economia interna, sommata a fondamentali stabili o in miglioramento, offre opportunità.”

Al contrario, questo sarà un anno difficile per l’Europa continentale, con elezioni in calendario nei Paesi Bassi, in Francia e in Germania, che potrebbero vedere emergere il movimento populista che ha inaugurato la Brexit e la vittoria di Trump. “Per l’UE, la maggiore minaccia è l’uscita dell’Italia o della Spagna,” afferma. “Un movimento nazionalista negli USA che produce protezionismo non è certo bello, ma è gestibile; un movimento nazionalista nell’UE che spacchi l’Unione è tutta un’altra questione.”

“Questa eventualità è stata scontata nei prezzi in Gran Bretagna ma non in Europa. La situazione consiglia sempre di più una posizione sovresposta sulla Gran Bretagna e sottoesposta sull’Europa continentale. Però, a dirla tutta, sono più entusiasta delle nostre opportunità in Europa nei prossimi mesi di quanto non lo sia sulle opportunità negli USA, dove non stiamo individuando altrettante buone idee.”