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Per Trump, il conflitto tra retorica e realtà sarà incentrato su tre questioni

23-11-2016 | Approfondimenti | Lukas Daalder Il presidente Donald Trump dovrà affrontare tre questioni principali nel momento in cui salirà alla presidenza e in cui la retorica pre-elettorale si trasformerà nella dura realtà economica, afferma Lukas Daalder di Robeco.
  • Tasse, commercio e immigrazione saranno in cima all’agenda politica
  • Il giudizio di Robeco sull’economia mondiale è ora meno positivo per il 2017
  • Ridimensionata l’esposizione ad azioni e obbligazioni high yield, sovresposta la liquidità
Vincendo la corsa alla Casa Bianca l’8 novembre, il magnate del mercato immobiliare ha sconfitto la ex First Lady, Hillary Clinton e diventerà il capo della maggiore economia del mondo quando si insedierà come 45° presidente USA il 20 gennaio 2017.

“La prima grande incertezza è come si comporterà Trump ora che ha vinto”, dichiara Daalder, Chief Investment Officer di Robeco Investment Solutions, il cui fondo multi-asset ha ridotto la propria esposizione ad azioni e obbligazioni high yield, sovresponendo invece il cash. “Quante delle sue affermazioni stravaganti siano state semplicemente retorica elettorale e quanto invece verrà tradotto in azione politica è impossibile da capire in questa fase.”

“Detto ciò, riteniamo molto improbabile che dal giorno alla notte si trasformi in un moderato. Da un lato, il carattere ed i trascorsi di Trump non sembrano suggerire che sia uno che si ferma alle promesse elettorali: vorrà dimostrare alla gente di essere anche un uomo di azione.”

“La vera incertezza è quale sarà esattamente la sua politica. Abbiamo tutti ascoltato le numerose dichiarazioni di Trump riguardo la costruzione del muro di confine con il Messico, l’incriminazione di Clinton, lo sradicamento dell’ISIS e l’idea di riportare in patria la produzione e quindi il lavoro dalla Cina. Ha molte opzioni tra cui scegliere”.

Daalder pensa che la realtà post-elettorale si ridurrà a tre questioni:
  1. Tasse: reflazionare l'economia e stimolare le infrastrutture
    “La riduzione delle imposte e le spese per le infrastrutture sono state in cima alla lista dei possibili cambiamenti politici”, afferma Daalder. “Anche se Trump ha dichiarato che il muro tra Messico e USA sarà pagato dai messicani, è evidente che non si tratta di una opzione realistica. Se veramente inizia a costruire un muro, sarà prevalentemente a spese del bilancio pubblico statunitense.”

    “Di per sé, potrebbe dare una spinta positiva, poiché le spese infrastrutturali stimolano l’economia. Detto ciò, a differenza della costruzione di un ponte, che riduce i costi di trasporto, con impatti positivi di lungo termine sull’economia, un muro non produce niente di tutto ciò. Il cosiddetto effetto moltiplicatore di queste misure sarà limitato.”

  2. Commercio: stracciare un accordo è più facile che raggiungerlo
    “I presidenti USA hanno ampia libertà di agire sulla base di accordi commerciali; raggiungere un accordo è un processo molto lungo, ma stracciarlo è molto più facile e non richiede l’approvazione del Congresso” afferma Daalder. “È il percorso di minor resistenza e riceverà il plauso dell’elettorato, e quindi appare un rischio concreto”.

    “La Cina è un obiettivo evidente (‘riportare le fabbriche negli USA’) ma, visto l’attuale notevole surplus in Germania, è chiaro che l’Europa non sia esente da rischi. Potrebbe sembrare irrilevante, ma la ragione principale per la quale la Grande Depressione degli anni ‘30 è stata così lunga e dolorosa sono le guerre commerciali. Naturalmente, non prevediamo un tale esito, ma dovrebbe essere chiaro che il tema del commercio implica un notevole rischio di ribasso”.

    “I mercati azionari hanno colto al balzo il tema della reflazione, ignorando il rovescio della medaglia. Mettiamo in discussione l’efficacia della reflazione, visto il moltiplicatore modesto e le possibili resistenze politiche, e crediamo che il percorso di minore resistenza sia invece l’avvio di una guerra commerciale.”

  3. Immigranti: la deportazione può provocare contrazione economica
    “Un altro dei temi su cui Trump si è molto scaldato è la questione dei cosiddetti immigrati clandestini” dice Daalder. “Anche qui, non sappiamo quanto sia mera retorica, ma è stimato che i suoi piani riguarderebbero un numero compreso tra 5 e 6,5 milioni di immigrati.”

    “Se veramente queste persone venissero deportate, come vorrebbe Trump, avrebbe un impatto piuttosto negativo sull’economia degli Stati di confine. Provocherebbe una enorme riduzione della domanda interna, oltre a grandi difficoltà in alcune industrie in cui attualmente lavorano queste persone.”

Maggiore incertezza, in qualunque caso

Daalder afferma che anche qualora non si concretizzassero le ipotesi peggiori, gli investitori dovranno far fronte ad almeno un anno di incertezze. “Una cosa è chiara: in qualsiasi caso questo esito elettorale ha apportato molte incertezze ad un sistema già piuttosto fragile”, afferma.

“Nelle nostre previsioni per il 2017, avevamo espresso un giudizio piuttosto positivo sull’economia mondiale, che ora abbiamo ridimensionato. Con la Cina e la Germania potenzialmente a rischio in termini di prospettive commerciali, è evidente che il panorama economico mondiale non ne esce migliorato.”

“Un aumento delle incertezze, sommate al ridimensionamento delle prospettive di crescita dell’economia mondiale nel suo complesso si traducono, a nostro avviso, in un deterioramento del trade-off di rischio-rendimento per gli strumenti finanziari rischiosi. In una prospettiva tattica, abbiamo ridotto la nostra esposizione alle azioni e alle obbligazioni high yield nel nostro portafoglio modello, optando per una sovresposizione del cash.”

“Per quanto riguarda le obbligazioni, le prospettive sono più contrastanti. L’incremento del disavanzo pubblico, l’aumento dell’inflazione (legato agli eventuali dazi all’importazione) oltre che la minaccia di pressioni alla vendita dei cinesi, in caso di una escalation della guerra commerciale potrebbero tutti contribuire a mettere sotto pressione le obbligazioni.”
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