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What is factor investing?

Che cos'è il factor investing?

17-10-2016 | Approfondimenti | David Blitz, PhD, Joop Huij, PhD Nonostante la sua crescente popolarità, il factor investing rimane un concetto controverso. A nostro avviso, la caratteristica principale del factor investing è che, invece di affidarsi ai gestori, gli investitori selezionano personalmente fattori e relative ponderazioni.

In sintesi:
  • C'è confusione sul vero significato del factor investing
  • Gli investitori selezionano i fattori e ne determinano le ponderazioni in piena autonomia
  • Le soluzioni smart beta nascondono cinque principali insidie

Il factor investing è un concetto relativamente nuovo che si si sta diffondendo con rapidità. Tuttavia, spesso notiamo una certa confusione sull'argomento e raccogliamo pareri discordanti sul suo vero significato e su ciò che lo rende diverso dai tradizionali approcci di investimento quantitativo.

Il factor investing si basa sull'esistenza di vari fattori di premio, di cui gli esempi più noti per i mercati azionari sono value, momentum, quality e low-volatility. L’esitenza di questi fattori di premio è stata abbondantemente documentata in letteratura e tali fattori hanno, nel tempo, confermato la propria solidità su mercati diversi. Premi analoghi, infatti, sono stati riscontrati sul mercato delle obbligazioni corporate e nel comparto multi-asset, a dimostrazione del fatto che il factor investing non si limita necessariamente alla componente azionaria del portafoglio.

I fattori di premio sono stati scoperti da decenni, quindi di per sé non sono una novità, ma per catturarli al meglio i gestori quantitativi hanno sviluppato diversi approcci di investimento, creando esclusivi modelli multi-factor che combinano i fattori quantitativi e consentono al portafoglio di sovraperformare regolarmente gli indici di mercato. In questi casi gli investitori scelgono di investire in classi di asset tradizionali, fra cui l'azionario globale, lasciando ai gestori il compito di sfruttare al massimo i fattori di premio e concentrando i propri sforzi sulla selezione dei titoli caratterizzati dalle performance migliori.

Smart beta e factor investing

Di recente sono comparsi sul mercato altri approcci di investimento e provider di indici che propongono soluzioni di vario genere pensate per sfruttare i fattori di premio. Per esempio, gli incidi MSCI Minimum Volatility puntano espressamente sull'effetto volatilità, mentre altri indici ponderati in base ai fondamentali garantiscono l'esposizione all'effetto value. In questo modo i fattori di premio si trasformano in beta alternativi o, secondo la definizione più diffusa, in smart beta.

Pur essendo in grado di seguire passivamente gli indici smart beta, gli investitori devono rendersi conto che si tratta di strategie attive, che deviano in modo sistematico dagli indici di mercato e che richiedono la presenza di una controparte nella transazione. La differenza rispetto alle tradizionali strategie quantitative è che gli indici smart beta ricorrono a un approccio di investimento relativamente semplice e trasparente.

Grazie agli indici smart beta, per gli investitori è diventato relativamente facile affiancare fattori di premio e classi tradizionali nei propri modelli di Asset Liability Management (ALM) o nei processi di allocazione strategica degli asset. Il factor investing è proprio questo: investitori che allocano strategicamente fattori di premio in parallelo ai premi di rischio delle asset class tradizionali, trattandoli essenzialmente come investimenti analoghi.

"Non esiste un'unica allocazione fattoriale ideale"

Crediamo fermamente che non esista un'unica soluzione ottimale in termini di allocazione fattoriale dato che, per essere ideale, un portafoglio basato sul factor investing deve tener conto delle convinzioni e delle preferenze dei singoli investitori. Per esempio, il fattore low volatility è molto interessante per gli investitori che cercano protezione in caso di ribasso senza però voler sacrificare il potenziale di rendimento (come i fondi pensione che puntano a coefficienti di finanziamento stabili), ma lo è meno per chi vuole massimizzare i rendimenti più che contenere i rischi e per chi non apprezza l'elevato tracking error tipico delle strategie a bassa volatilità. 

Come implementare il factor investing

Dopo aver proceduto all'allocazione strategica dei fattori, gli investitori hanno diversi modi per implementare la propria strategia di factor investing. Innanzitutto devono decidere se seguire gli indici fattoriali pubblici, tra cui gli indici ponderati in base ai fondamentali e l'indice Minimum Variance, oppure ricorrere ad approcci esclusivi. Chi opta per la prima soluzione potrebbe seguire un indice smart beta per ciascun fattore. L'alternativa sono gli approcci esclusivi, che puntano su singoli fattori distinti oppure su più fattori simultanei, utilizzando un modello integrato.

Riteniamo che, sebbene gli indici smart beta siano un ottimo strumento per esporsi ai fattori di premio, si possa avere risultati migliori evitado di incorrere nelle insidie di questi indici:
  • l'esposizione ai fattori fornita dagli indici smart beta non è la più efficace
  • gli indici smart beta possono esporre gli investitori a rischi non remunerativi
  • gli indici smart beta basati su un unico fattore spesso sono in contrasto con altri fattori di comprovata efficacia
  • gli indici smart beta sono vulnerabili in caso di posizioni troppo affollate e di arbitraggio sugli indici
  • gli indici smart beta possono implicare un'eccessiva rotazione

Le soluzioni di Robeco sono pensate per offrire un'esposizione più efficiente ai fattori, evitando le insidie appena descritte.

Confusione sul concetto di factor investing

Per esperienza sappiamo che il concetto di factor investing può generare confusione. Per esempio, gli investitori istituzionali che si dichiarano interessati al factor investing ci dicono di non aver nessuna intenzione di selezionare autonomamente fattori e relative ponderazioni, ritenendolo compito dei gestori. Nel loro caso, un prodotto quantitativo tradizionale potrebbe effettivamente essere più adatto. Naturalmente si può ribattere che è solo una questione di terminologia, ma dare due definizioni di un unico concetto ci pare fuorviante.

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